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 LA COLLINA DELL'ONORE

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: LA COLLINA DELL'ONORE   3/10/2008, 16:33

la collina dell'onore


L'attacco era cominciato.
La collina doveva cadere prima dell'alba.
Strisciavano come serpenti scandendo il tempo con il respiro. Ad ogni passo l'aria diventava solida, le gambe dure, la pancia piena di gorgoglii.
Arrivare su sarebbe stata dura. Si doveva strisciare e, una volta in cima, camminare zigzagando fino alla chiesa sconsacrata. Qualcuno salendo urlava; urla nette nel silenzio e nel buio. Poi, mano in testa, tamponava il sangue mescolato a sudore, ma non si fermava, anzi, continuava come se dovesse vincere un premio.
Una pietra in fronte era meglio di una pietra sulla nuca, diceva Andrea.
Nella banda delle tre pietre ognuno aveva una ferita in fronte, nessuno dietro la schiena.
Andrea era il capo.
Lo seguivano tutti: aveva quattordici anni.
Simona, il ragazzino in gonnella, era la sua ragazza. Infagottata in ampi vestiti, un unico vezzo tradiva la sua vera natura: il medaglione che portava al collo, regalo di Andrea. Silenziosa, occhi acuti, lanciava le tre pietre come nessuno.
Dicevano che poteva colpire una noce a cento passi e che nessuno sapesse usare la fionda come lei.
La teneva nel petto con tre pietre sempre pronte.
Andrea e Simona, ventisette anni in due, in quel piovoso pomeriggio di novembre del terzo anno di guerre tra i rioni, si erano appena giurati fedeltà per sempre ai piedi di una grande quercia secolare.

Lungo il ponte di pietra che portava alla vecchia fornace Giovanni camminava a testa bassa con la fionda in una mano e le tre pietre nell'altra. Cercava di convincerli:

– Andrea si è rammollito per colpa di Simona…– diceva scalciando sassi dal sentiero con la punta della scarpa bucata. Capelli rossi, lentiggini, occhi da lupo, naso piccolo e schiacciato, aria da bullo di quartiere: tra gli amici di Andrea, lui era il più insicuro, ma anche il più spaccone – … deve capire… – aggiunse sbattendo la fionda sulle tre pietre – …e se non vuole capire con le buone, capirà con una pietra sulla testa.

Si rivolgeva a Stefano, l’altro componente della banda. Giovanni sapeva come fare per tirarlo dalla sua parte:

– Facciamo i gregari da anni, ora mi sono rotto!

Stefano, riccioluto e nero, occhi scuri, alto più di un metro e settanta, era lo smilzo; tutto muscoli e nervi, non brillava per il suo acume ma sapeva colpire a tradimento e stava dalla parte di Giovanni.

–Va bene Giovanni – disse Stefano – Andrea picchia come un mulo ma non mi fa paura ... Solo che… se scopre come stanno le cose…

Simona quel giorno aveva preceduto Andrea passando dal bosco. Oltrepassato il ponte di pietra, nei pressi della vecchia fornace. Li aveva sorpresi seduti sulle pietre, a complottare contro Andrea: – E’ un ingenuo – diceva Giovanni – …pensa a quando gli dirai che ci siamo rotti dell’onore e della sua fottuta Collina del Coraggio.

Il vento aveva portato quelle ultime parole fino a Simona.
Lei aveva stretto la fionda e impugnato le tre pietre. Tre sibili acuti e tre tonfi si erano susseguiti a distanza regolare: le pietre avevano colpito.


***




– Non ci posso credere, sei diventato un cacasotto! Non sei quello della Banda delle tre Pietre? E hai paura di qualche quintale di mondezza?

Erano passati più di quindici anni da quando Andrea aveva lasciato la Collina del Coraggio e il paese. Ridotto a mendicare, faticava persino a mettere insieme il pranzo con la cena. Seduto a quel tavolino, barba lunga e alito fetido di vino, nessuno lo avrebbe riconosciuto.
Giovanni, seduto accanto a lui, cercava di convincerlo.

Giovanni Ardesia, Assessore ai Lavori Pubblici. Andrea Minghetti, quello dei lavoretti per arrotondare. Uno chiamava, l’altro accorreva. Quel bar fuori mano il luogo perfetto per le loro faccende private.

– Sempre lo stesso idealista coglione, vero? Nessuno conosce la Collina come te. Quello è il posto giusto e tanto lo sai che non ci puoi fare niente.

– Ma non capisci Giovanni? È proprio per quello che non ci sto.

Giovanni aveva ricevuto in dote una vita senza sudore. Andrea solo pietre.

La carriera politica di Giovanni, era passata per i partiti di tutto l’arco costituzionale. Era un politico in ascesa. Lo chiamavano il mastino delle borgate. Incensurato, poteva vantare di avere le mani pulite. A sporcarsele per lui, ci pensava Andrea. Quando l’immondizia puzzava troppo, lui faceva un fischio e Andrea accorreva.
Eppure quel giorno, in quel bar, davanti a quella bottiglia di vino ormai diventata la sua dannazione, Andrea pensò che avrebbero potuto passare per due vecchi amici che si ritrovano a fare due chiacchiere.

– Ti giuro che sarà diverso – insisteva Giovanni con la mano sul cuore – se tu non fai lo stronzo sfascista sarà la nostra collina dei milioni. Adesso il capo sono io. Non te lo scordare, capito?

Andrea un tempo non avrebbe detto una parola. Avrebbe preso la fionda e mirato al centro della fronte.
Giovanni aveva fretta.
Pagò il conto del bar e uscirono in strada; Andrea lo seguiva docile come sempre, quando ci fu lo sparo.
Un suono che per un momento Andrea non identificò, confuso con i rumori di quella strada chiusa al traffico.
Poi vide Giovanni a terra e la macchia rossa che si allargava sotto la sua nuca aprì uno squarcio nel suo passato. Alla vista del sangue scattò in piedi guardando in tutte le direzioni e finalmente li scorse: in due sullo scooter, i volti nascosti dai caschi, e quegli occhi, quelle mani, le stesse mani, solo più tremanti di un tempo.

Prese la fionda, una biglia, mirò dritto alla ruota e tutto il commando finì dentro la vetrina di un orologiaio: l’uomo, la donna, lo scooter, la pistola e la loro ideologia politica.

Resistettero tre giorni prima di dire chi erano. Ad Andrea, invece, era bastato un secondo per riconoscere la donna. Quel pendaglio… quel pendaglio che portava al collo… sempre quello… solo più vecchio di quindici anni.

Dissero che era una terrorista a capo di una cellula tra le più pericolose. Un colpo alla nuca e poi la fuga: un solo colpo, come quello che aveva annientato Giovanni Ardesia, presidente della Giunta Regionale, prossimo candidato parlamentare per la lotta ambientale.


***



– Pronto?
– Sì, pronto, mi dica.
– Volevo prenotare un tavolo, è la pizzeria?
– Certo, sì, è la pizzeria…. per quante persone?
– Ma è la Pizzeria delle Due Pietre?
– Sì, conosce il posto?
– Sì, lo conosco. È la pizzeria ai piedi della Collina dei Tre Sassi, no?
– Si, esatto. Quella vicino alla chiesa sconsacrata.
– Sì, non mi sbagliavo. È quella del babbo di Stefano Fioravanti vero?
– Sì, esatto. Quella. E Stefano sono io.
– Stefano?
– Sì, ma chi parla?!

Andrea è in fila per il parlatorio. Sono tre anni e tre mesi che ha ritrovato Simona. Tre anni e tre mesi che non tocca un goccio di vino.

Ai piedi della Collina dei Tre Sassi, accanto alla chiesa sconsacrata, c’è ancora la grande quercia con sopra inciso un giuramento e due nomi. La spazzatura ha alzato l’altezza della collina e a provocare piaghe profonde nei ragazzi non sono più i colpi di fionda della Banda delle Tre Pietre, ma le esalazioni mortali dei rifiuti della collina del disonore.

http://inpuntadipenna.org/in-punta-di-prosa-f1/la-collina-dell-onore-t1634.htm


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