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 SORTE

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: SORTE   1/10/2008, 23:12


Pianta non innestata, selvatica, con fiori scarni e senza frutti.
Occhi che ti guardano, saettano maliziosi, come quelli di un serpente pronto all’attacco in una sassaia.
Fuggi lontano, ti rifugi in un borgo dimenticato, tra vette infinite ammantate di nevi.
Salici, platani, ontani, betulle che versano frescure d’ombre, acque che sgorgano e cantano, uccelli che intonano melodie ripetitive.
Fonte sacra, acqua turchina macchiata d’ombre con rive muschiate, storie antiche di fecondità ritrovate, figli sperati per una vita che mangia l’uomo e i figli dell’uomo.
Hai un cuore fiorito di speranza accoccolata alla fonte a tentare la sorte come mille altre passate di lì.
In mano una tavola di legno su cui hai vergato parole segrete, la poserai sull’acqua e la lascerai portar via dalla corrente.
Se il suo tragitto è lungo e rettilineo avrai buona sorte.
Ti chini mentre il ruscellare ti frulla nelle orecchie, ti ronza nella testa e rapido scandisce il tempo il cuore.
Posi furtiva la tavoletta sulla corrente mentre ti trema la mano restia ad abbandonarla.
La tavoletta si muove, va piano, lenta come lenta era la corrente, piena di riflessi di cielo, ma va.
Il cuore che accelera quando vedi venirle incontro un mulinello, un rigiro d’acqua, quasi fosse una mano che sott’acqua si muova e ghermisca le speranza che transitano.
La gora è grande ti dici, passerà più in là, ma no, la tavoletta si avvicina, tira dritta sul mulinello che vorace la succhia e la rovescia, come se l’avesse attesa da sempre per afferrarla e portarla con sé negli abissi.
Qualcosa dentro di te si spezza, è strappato via con violenza e ti sembra sentire risuonare una risata dietro di te.
Una risata non umana, come se a ridere fosse una roccia o un albero, un ridere che penetra nella carne, un ridere aguzzo, freddo, raggelante.
Non ti volti ma già sai e quando guardi la tua faccia non muta perché l’hai già vista mille volte prima di voltarti.
Immobile ti aspetta, non ride più, il suo viso non ride ma tutta lei ghigna anche con la faccia immobile e muta.
Ti lasci andare mentre la fonte scivola lenta e muta a lambire i tuoi piedi.
Non senti nulla, come se l’acqua scorresse su una pietra, nemmeno te ne accorgi.
Sei statua di pietra e di sangue mentre due, solo due, lacrime perfette sono indecise se abbandonare il rifugio delle ciglia e scendere sulle tue guancie.
Scelgono, scendono, si fermano, come due brillanti che occhieggiano nella pietraia che è divenuto il tuo volto.
Ti alzi, neppure barcolli, ti giri e ritorni alla figura che ti aspetta, piena di ghigno represso, quasi remissiva porgi la mano alla Sorte.

Dedicata**

l.


http://inpuntadipenna.org/narrativa-epistolare-f13/sorte-t3587.htm
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