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 L'ORCHIDEA E IL GIRASOLE

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: L'ORCHIDEA E IL GIRASOLE   3/10/2008, 17:22



L'ORCHIDEA E IL GIRASOLE


Ti conobbi d’agosto.
Bruna, occhi di giada, pelle di luna, corpo di farfalla; respiravi a bocconi, intercalando parole spagnole. Amavi quella lingua piena d’ardore tanto simile al tuo modo di vivere in bilico tra dolcezza e passione. Indossavi pantaloni abbondanti, mai una gonna; scarpe col tacco da otto, due magliette, a nascondere un corpo esile e un seno piccolo. Ma appena ridevi quel seno diventava erotico.
Sguardo e sorriso in ogni espressione, ti stava stretto tutto: una maglia della giusta taglia, un discorso senza costrutto, un uomo come me che faceva il girasole con tutte.
L’ultima volta stavi dentro una camicia lunga e abbondante: la mia; dimenticata una sera d’agosto dopo l’amore, parlando di Botero e cibo piccante. La indossavi su mutandine di pizzo nere; ti piaceva il mio profumo e assaporare la libertà d’indossare qualcosa di mio, a pelle.
Odiavi calze di seta e indumenti chiassosi ma ti perdevi in mille dettagli, trucchi, essenze, creme, sparse ovunque, persino sotto il letto.
Davi il meglio di te in ogni momento: in una cena di lavoro, dentro un letto in una notte di luna, sotto la pioggia parlando di filosofia, per strada accarezzando un gattino sperduto.
- Potrei cucinarti del riso bollito, se non temessi di scuocerlo … Dicesti quando ti chiesi se ti piaceva cucinare per un uomo - oppure potrei usare della cioccolata per ingolosirti, ma non è la cucina la stanza che preferisco… Continuasti, usando i miei stessi argomenti; ti burlavi di me.
Detestavi lo spreco di parole, ma amavi la scena, la lentezza, e l’essenza delle cose.
- Tutto finisce … Dicevi.
Inconquistabile, protagonista. Io, felice di essere parte di gioie e conquiste che non avevo determinato; un modo nuovo di stare con una donna: tu la protagonista, io la controfigura.
Un girasole annebbiato da un’orchidea.
Io ero la sosta. Ti negavi, ma ti concedevi. Quando le luci di scena si spegnevano, ero il tuo attore. Recitavi monologhi, in apnea.
- Amami, ma non credermi. Non soffrire, vivi dell’oggi ogni minuto. Scopami come fosse l’ultima...
E in quel gioco a nascondino, fu facile capire che era amore.
- Sei pazza di me? Ti chiesi. Sarebbe bastato un sì. Ma sorridesti, credendo che fosse tutto un gioco: - Impazzisci prima tu! Mi dicesti senza voltarti. Non capivi, e non capisti nemmeno quando misi la porta di casa tra noi.
Non dicesti una parola.
Le luci di scena si spensero. Quando chiusi la porta, spensi la luce che illuminava il tuo sorriso.
Ma non mi voltai.
Ti perdevo per paura di perderti.
E con una lacrima dicesti:- … non tornare …
Non ti avevo mai vista in quel modo, come quando strappasti la mia camicia e la buttasti via.
C’era stato un inizio e un epilogo ma nessun durante. Volevamo un amore silenzioso, sempre in scena; universi solo nostri, ma c’era spazio per un solo protagonista.
Il palco adesso è illuminato, gli spettatori aspettano gli attori, ma lo spettacolo è una farsa.
Ti sei chiusa nel camerino del tuo orgoglio, appena ho recitato battute di un copione che non era il tuo.
Il gioco dell’amore è finito così.
Resta, polvere e tracce di piccoli amori, controfigure di un amore sfumato. Tu il pianeta sconosciuto, io, l’uomo che vaga nell’orbita ottusa del suo orgoglio inutile.

http://inpuntadipenna.org/diario-pagine-f10/l-orchidea-il-girasole-t180.htm



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