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 Tasselli -

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: Tasselli -   3/10/2008, 18:01


E’ sempre stata una sorta di vanto il non aver avuto dipendenze nella vita. Un timore innato, ancestrale il mio, a frenare bisogni presunti, anche se facili richiami quotidiani minavano costantemente i controlli. Reputo che la perdita di un padre fosse già segnale preciso a quel tempo. Così sono cresciuto, pensando che nulla fosse eterno. Amare quanto possibile per quel poco concesso, senza conoscerne il tempo esatto. Molte stagioni appese ai ricordi di quel moccioso innocente che oggi scrive, contando quasi mezzo quintale alla sua età. Mi rivedo ossuto e silenzioso, perdermi dentro a pantaloni di panno grigi, ricevuti per bisogno dall’opera pia di San Vincenzo. Li portava una “signorina”, così loro si accomunavano nel nome per riconoscimento, dentro miseri pacchi legati con lo spago grezzo. Ricordo inutili e odiose domande a cui mia madre doveva dar conto per potere ricevere quei piccoli aiuti. Una dipendente leziosa lei, noi una storia dentro una lista di bisognosi veri. Non toglieva neppure il cappellino; parlava con calma apparente spiegandole i perché di un gesto cristiano. Forse non aveva sufficiente umiltà per comprendere che quel distacco formale, sotterrasse l’orgoglio di una madre già ferita dalla vita. Una costante nel mio vissuto quella memoria apparentemente lontana. Penso sia stata una compagna, un ospite seduto comodamente nel mio inconscio. Presenza scomoda dentro il salotto dei miei anni venuti avanti fino ad oggi. Così ancora mi leggo nel mio tempo che è adesso. Cercando di non avere dipendenze, né fittizie, né certe. Guardo in sostanza le cose, sapendo che rinunzie forgiano, ma non placano sterili domande di perché a me tutto ciò. Nel dolore ho cercato da sempre una forza per non smarrire strade. Tutte lì, pronte ad essere percorse ad occhi chiusi senza domande. Sirene incantatrici travestite di lusinga ne ho combattute troppe. Forse qualcuna veniva davvero dal mare, ma non ho prestato orecchio al canto. Qualche sfida vinta, altre abbandonate per scarsità contingenti. Un piccolo riscatto ora questo raccontarsi per me. L’inconscio lega patti segreti per sopravvivere, il mio l’ha fatto e senza permesso, spingendomi ieri un foglio bianco sotto la penna. Così io scrivo, per ricordare, per amore; forse l’unica eccezione concessa al mio non dipendere per scelta. Qualcuno ha scritto: - Tutto ciò che non si esprime, s’imprime -. Quasi un gioco di parole la forma. Paradossale però che la scrittura faccia esattamente l’opposto.
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