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 Dietro pieghe d'altra vita

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: Dietro pieghe d'altra vita   3/10/2008, 18:02


Mi manchi adesso, che tu non sai neppure il quanto. Sciocche frasi quasi abusate, buttate lì per scherzo vorrei poterti dire. Il solo pensiero di te mi tiene a galla tuttavia, aiutandomi quando l’abisso viene a cercarmi. Sono momenti miei questi, in cui sento più forte il passato appoggiarmi mani pesanti sulle spalle. Quasi a farmi inginocchiare sui ruvidi cocci dei miei giorni di schiena. Sentimenti contrastanti navigano impetuosi le vene scarlatte, e del sangue a tratti, ne avverto persino il moto. Ascolto ora il bisogno di scrivere per leggermi attraverso le parole, anche quando con sé portano dolore antico. Capita, e tu lo sai, che un tempo lungo si faccia barriera dispettosa tra il nostro stare insieme. Io abbozzo indulgenza, cercando senso compiuto nel trascorrere di impegni quotidiani. Routine di una vita che sembra voler accelerare il suo transito senza voltarsi mai, senza rallentare. E’ un tempo buio, piegato, muto di domande. Nascosto al bisogno concreto di averti accanto. Dentro però arde l’impazienza, la paura, lo sconforto a volte. Sensazione che tutto diventi quasi impossibile da realizzare in un lasso vicino, breve. Una distanza questa, che non segue soltanto valore chilometrico. Resta dietro pieghe d’altra vita, venuta prima di essere noi. Radici che appartengono a ciò che è stato per entrambi, legate strette ai doveri dei nostri rispettivi ruoli. Siamo padri, madri di figli che ancora ci camminano a fianco. Nel vederli crescere, plasmarsi, apparire quasi adulti nelle forme, c’è ricompensa almeno. Resteranno con noi, nel nido caldo e protetto ancora un po’, giusto il tempo di affinare tecniche, annusando con calma l’aria prima di compiere uno dei tanti voli solitari. Solo allora quindi ci sarà permesso di intravedere la nostra strada aprirsi. Chissà se poi troveremo mai noi quel tempo quieto, indulgente, che tutto rasserena. Forse dovremo attenderlo ancora per infinite lune, venute come il giorno d’inganno a sgualcire i nostri volti. Così, per ora, metto nelle tasche il desiderio di incontrarti, sempre come fosse l’ultimo concesso. E nei sogni rapiti, tengo quella vita che solo a tratti meritiamo. Non è scrivere di cose torve, oscure, ma di ambite speranze, che cerco di saziare come posso quando tutto si fa più faticoso da accettare. Nel silenzio di ciò che ancora non è, mi aggrappo a stralci condivisi di gesti semplici, conosciuti del nostro frammentario essere nucleo. Quasi un tenero singhiozzo scandito, la nostra incantevole unione. Anche se sentirla prigioniera di convenzioni accettate per necessità, lascia a vista pesanti catene, libere di muoversi nel rumore dell’assenza. Resta comunque la certezza di un sentimento unico, immenso. Sarà questo che mi spinge contro una malinconia spessa oggi, quasi fisica. Il desiderio di viverti in tutti i miei giorni, rimarrà dolce chimera per un po’ e non basteranno parole scritte a lenire tristezze. Mentre ti aspetto nella voce leggera dirmi anche tu cose schiocche, buttate lì per scherzo, sento di avere il cuore come foglia stanca, mutata di tinta dal passaggio di stagioni. Così, a fatica, allontano i pensieri più cupi, aggiustando adesso nel tono un accento sereno, per poterti dire soltanto: - ciao amore mio. Hai visto? E’ arrivato l’autunno! – .
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