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 Il bacio di Abdul

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: Il bacio di Abdul   3/10/2008, 18:34


Esco presto io come sempre. Lei dorme ancora invece. Spero sia felice in quel sonno duro che pare bambino. Mia figlia altrove, aspetta che il suo papà faccia un dovere quotidiano. Da anni è così; prima dentro contesto comune, ora da separato attento ai bisogni. In tutte le scuole ci siamo accompagnati da sempre noi. Si aspetta sotto casa quasi sempre il giusto per un figlio. Poi si parte finalmente e una carezza si fa saluto gentile fra noi. Qualche chilometro tranquillo di coccole e parole tra sconfinate scatole di latta colorate. Ognuna dentro ha storie e pensieri nascosti. Il bacio di Abdul ci scuote in fretta stamani. Ecco! Ci mancava il tamponamento. Così minuti contati da una vita si dissolvono. Si dimena l’auto mia, incassa un bugno infossato sulla portiera come fosse stampo di bacio. Vorrei arrabbiarmi, ma l’altro scende dal camioncino color calce e cemento scuotendo il capo. “Io no visto te, sgusa gapo, telefonare tu a mio badrone per mettere abosto!”. Mi passa un telefonino sporco di malta che sa di fatica. Così faccio e senza rabbia mi accordo. Gli occhi suoi sembrano un forse, raccontano verità disallineate. Una da fumetto, di narghilé devastante non ancora digerito, fumato in cerchio su di un tappeto tessuto a telaio in Marocco forse volante un tempo. L’altra più calzante credo, quella di stanchezza secolare legata a vita dura di cantiere. Qualche dato preso così come si fa, poi lo lascio andare al suo destino auspicando che non speroni altro per oggi. Anche noi si va di fretta; c’è un giorno di liceo da onorare. Una donna chiusa dentro la sua costosa scatola grigio metallizzata, “pittata” come madonna, ma furiosa come belzebù, passa imprecando al furgoncino ed al suo conducente. Reo d’averla costretta a ruotare il volante tre gradi diversi da rotta prestabilita. Un desiderio sale incontrollato dalle viscere. Vorrei che la vita oltre ad un dito medio teso, solitario e ben alzato, regalasse abbondanti mesi di cantiere anche al suo fottuto egoismo. Giusto per separarla da porzioni di grasso da cui trabocca alla vista e da una grazia d’ossessa che le appartiene. Provo senso di disgusto nei confronti di donne incattivite da uno “status”. Impagliate e finte come pupazzi di cera cotta. L’Abdul stordito sorride invece ciò nonostante. Sarà il suo nome, uno dei novantanove nomi del suo Dio a dargli pace. Il mio al contrario appare lontano dal vedermi. Distratto da non so cosa, sembra aver disatteso gli uomini. Non di recente, ma in sei giorni ha generato meraviglie eterne Lui. Poi per uno ne ha contemplato l’incanto. Forse l’uomo non è più il suo hobby preferito adesso. O semplicemente crede sia diventato cieco di cuore per sentirlo. Si afferma che non può essere apparato a farci arrivare una voce. Chiusi come siamo nei nostri perchè, restiamo sordi d’animo. Ahimé! Non sentiremo mai trombe celesti giungere. Speriamo qualche clacson stonato almeno.
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