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 Un'altra sfida...

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: Un'altra sfida...   3/10/2008, 18:36


Un’altra scelta questa, una della tante attraversate, portando a tratti passi di pietra fino a cui. Ancora non conosco infallibili certezze, né capisco se tutto ciò abbia un senso preciso. Costante è il pensiero che tutto all’inizio venga spalmato sulla via dal pennello di un caso. Se cosi fosse però , non varrebbe pena il darsene. Ci sono albe in cui avrei voglia di riconoscerne i colori, abitarli soltanto, come pareti tranquille su cui poggiare pensieri dipinti in quadri appesi da osservare lontani. Albe in cui è più netto il tratto, più marcata quella soglia di bimbo perduto per sempre. Così dice ora l’immagine riflessa ed io lo so. Eccomi oggi affrontare ancora ciò che dovrebbe essere materia esaminata, promossa. Macino vita quotidiana ed è il lavoro a scandirla. Un lavoro diverso per i miei anni non più dipinti da verdi tinte. Riciclato in materia da bisogni senza chiederlo al permesso, dentro una sfida nuova da mostrare a me stesso. Sono stato guardia per un po’ senza vergogna. Una gavetta obbligata a cui non avrei potuto sottrarmi. Mesi scanditi da un vortice di pensieri falliti per ciò che non poteva essere strada mia. Testimone di condizioni distanti miglia dal mio essere. Stare dentro ad un contesto per bisogno annusando il desiderio d’esserne fuori. Senza presunzione, convito però d’avere ancora un giro di carte buone da mostrare al momento. Così forse per me è ora, anche se innumerevoli facce mostrate, sembrano ancora truccarsi ingannandomi il giusto. Ci sono sensazioni in corso difficili da decifrare, come altre spero, degne da essere perseguite. Mi hanno dato una divisa nuova, “drop“ per chi ne sa, di quelle che non passano inosservate. Mostrine dove servono, cravatta e scarpe eleganti. Un posto rincorso, ambito da molti, a me offerto dopo pochi mesi di vita allo stato brado, tra cantieri polverosi e notti passate dentro guardiole grandi come scompartimenti di un treno, ma con finestre più piccole, costruite in vera finta plastica elettro qualcosa non ricordo, non m’importa. Cupo si fa un pensiero rivolto a guardie arrese ormai, vite trascorse un terzo dei loro anni in quei loculi malsani. Uomini fiaccati nello spirito, bolsi e senza traguardo alcuno. Provo quasi un senso di vergogna per ciò che mi è stato offerto così presto. Vinco il senso d’orgoglio che spinge comunque e aiuta a volercela fare. Un traguardo irraggiungibile per molti: è la “Centrale operativa”. S’impara un lavoro duro, difficile, di responsabilità, d’attenzione. E’ il cuore dell’istituto di vigilanza, tutto si comanda da li; uomini mezzi, situazioni. Dicono, quelli in alto, essere il fiore all’occhiello dell’azienda. Tutto perfetto, preciso, asettico, dietro vetri leggermente azzurrati e duri da forzare. Si accede con un badge di servizio che apre cilindretti di due porte blindate anch’esse. Roba da Pentagono de noi altri. Aria condizionata, monitor, tastiere, mouse, svariati sistemi tecnologici d’avanguardia la compongono. Una scrivania a mezza luna lunga dieci passi, occupa il centro della sala. Operatori diligenti anche nella postura, impartiscono comandi ad ogni cosa. Ecco, faccio parte anch’io di tutto ciò ora, anche se marginalmente mi pongo, perché ho bisogno ancora, paradossalmente, di capire più gli uomini che le macchine. Ambienti così strutturati in cui ti viene chiesto di inserirti, di allinearti sono indigesti al mio io. Qualche ruvido scontro verbale a complicare in parte i pensieri, dettati dal mio eterno non accettare nulla in silenzio. Non mi piacciono i prepotenti né i supponenti. Non riconosco diritto alcuno a chi prevarica. Ne sa qualcosa anche lei, quella che amo, che sopporta qualche volta, ma non in silenzio il mio pormi dentro questioni sempre come battaglie di giustizia non solo mie. Lo posso fare, bene quel compito, forse meglio di altri lì dentro. Non accetto sia il tempo l’unita di misura per un giudizio. Ci sono capacità che sono innate, insite nel nostro essere. Credo d’averne qualcuna ed è perciò che un’altra sfida mi prende a braccetto. Ci saranno giorni in cui un senso d’abbandono verrà a cercarmi. Spero mi trovi sveglio e pronto a prenderlo a calci. Lo devo a me stesso, a lei anche, perché grandemente m’importa dei suoi occhi accessi da quel lampo di stima; pura linfa al mio ancor giovane cuore. Un segnale tardivo di riscatto tutto ciò, atteso quanto già può bastare per me. Forse un dazio ad ogni vessazione futura che la vita cercherà d’accollarmi. Un’altra sfida quindi, suggestiva, quasi a ricordarmi che un tempo sospeso poggiato su morbide pantofole, dista ancora infinite stagioni, nascoste scaltramente all’ incessante mio badare testardo di essere uomo.
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