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 Dimensioni...rapite

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: Dimensioni...rapite   3/10/2008, 18:41


Sono le 13.00, entro in questo ristorante affollato di gente che mangia e parla a voce alta.Si festeggia qualcosa oggi, ma francamente non ricordo cosa! C’è anche mia figlia con sua madre da qualche parte, ma non riesco a trovarle in questo festoso bailamme. Esco, un enorme giardino profumato da mille fiori primaverili m’attende. Una terrazza naturale che dà direttamente sul lago, m’incanta. Sono un po’ distratto oggi, ma più che io è il mio inconscio ad esserlo. Mi porta a spasso tra questi fioriti vialetti, spalmati a sassolini bianchi che scricchiolano gentili sotto le mie scarpe. D’improvviso mi sento chiamare: - Roberto! -. - Ciao Maura! Come stai? Anche tu in mezzo a questa confusione?-. Ci scambiamo un saluto e senza parlare, ora sono quattro le scarpe, c’incamminiamo lentamente verso una seduta di marmo vicino a quella ringhiera di ferro battuto, antica, verniciata mille volte, ma così fiera della sua ruggine che sa di stagioni, di tempo. - Ero uscito per cercare qualcosa…qualcuno…non ricordo o forse si?-. Ci sediamo, il lago è calmo davanti a noi, l’aria è fresca, profumata. Il cielo terso sembra sfondo di una tela, mentre fronde di alberi cullano con il loro fruscio, un momento magico, irripetibile. Parliamo adagio fra noi. E’ così facile farlo, pare quasi di non aprire bocca. Sembra che le parole, i pensieri, passino attraverso i nostri sguardi incrociati. Lucidi impulsi trasmettono direttamente a sinapsi cerebrali, senza passare dall’udito. Comprenderli è viverli nello stesso momento, come se ci stessimo parlando di dentro. Un tramite muto di verbo per conoscere ogni cosa. Le gioie, i dolori, i desideri, i sogni. Ora tutto di lei m’appartiene. Il tempo non ha più moto qui, passano le ore, ma non la magia che questa diversa dimensione ci sta regalando. Mi sento leggero, sereno, appagato…coinvolto. Mi dico: - Non dovevo dimenticami di…di…di che cosa?- All’improvviso, ma naturalmente, fai un gesto calmo. Ti alzi, ruoti il tuo corpo verso me e siedi sopra le mie ginocchia. Ora i nostri occhi sono più vicini, accesi come il tramonto, che come scena perfetta, appare di magia dietro noi. Apri delicatamente le braccia e cerchi un abbraccio. Il maglione beige che indossi, s’intona perfettamente con i tuoi capelli castani. Avvicinandoti m’accarezza il volto e il tuo desiderabile seno, morbidamente lo lusinga. T’abbraccio anch’io, teneramente. Lo voglio così tanto sai? - Sono a casa Maura - dico. Mi sentivo così, come mai avessi potuto immaginare prima. Non avevo mai provato una sensazione così forte. Mi tremava la voce e non dissi più nulla. Quell’abbraccio era così perfetto, desiderato, incantevole, che non aveva bisogno di parole. Profumato, caldo, sensuale, ma allo stesso tempo pudico, misurato, fraterno. Ogni movimento, contatto, percezione, era incastonata, sublime. Siamo rimasti così, fermi in un abbraccio dorato, ineluttabile, sicuri e persi in quell’infinita pace d’amore. Pipipipit….pipipipit….pipipipit, apro gli occhi, sono le 06,30. Faticosamente e nel torpore generale, addomestico l’odiata sveglia. Stiracchiandomi e stropicciandomi il viso, cerco di riacquistare un minimo di lucidità apparente. Mi sento leggermente stordito, confuso. - Cosa m’hanno dato da mangiare ieri sera in quel ristorante cinese? I resti vietnamiti dei seguaci di Pol Pot fatti a polpet? -. Mi alzo dal letto e lentamente, con passo incerto, mi trascino fino alla cucina. Prendo un bicchiere pulito, verso dell’acqua pubblica sorseggiandola lentamente ad occhi chiusi. Sento perfettamente il suo fresco percorso; dalla gola, giù in caduta libera fino allo stomaco. M’avvicino adagio alla finestra scostando appena la tendina. Fuori un sole leggermente velato, nasconde ancora il cielo che sembra volermi cullare ancora un po’. Respiro forte e profondo ora, quanto basta per accorgermi che da quel tangibile sogno, avevo rapito una sensazione d’immensa pace. Era solo un sogno dunque…peccato! Peccato!
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