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 IL VARCO

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: IL VARCO   3/10/2008, 21:29

IL VARCO




Io lo seguivo a qualche passo di distanza quando sparì.

- Taci! - disse lei.
- Com’è possibile? - chiesi io.

La stessa faccia, lo stesso colorito. E quel sorriso allegro di quando stava bene.
Era lui.
E non sembrava morto.

Sophia mi fulminò con gli occhi e con un gesto.

- ZITTO - sussurrò.
- Era mio padre? - chiesi.
- Sì! - rispose.

Viveva tra un silenzio e un rumore, Sophia. Sulla linea di confine tra due mondi parallei divisi da uno spazio vuoto; guardiana di una strada, dove passava chi voleva andare dall’altro lato, e ritornare indietro.
Lei conosceva il varco.
Sapeva aprirlo e chiuderlo quando voleva.
Nella casa di pietra in fondo al paese, aveva cominciato a riempire il vuoto lasciato dalla madre con lacrime, solitudine e col silenzio che cercava di penetrare.
Mancanze, dolore, isolamento avevano contribuito alla ricerca.
Sua nonna, gli occhi come fessure, diceva non piangere, smetti di cercare. Faceva quel gesto che lei temeva più delle parole.
Crescendo era stato quello a divenire la sintesi della sua vita: l’indice sulla bocca, lo sguardo nel vuoto, nessun suono.

Nel silenzio Sophia sentiva le voci, una capacità ereditata con la casa, col camino, col tavolo e le sedie.
Quelle stesse sedie impagliate dove faceva accomodare il mondo di silenzi e voci. A quella tavola imbandita sedeva chi voleva varcare la linea di confine.

Accadeva in casa sua. Tra un silenzio e un rumore, tra una parola e un respiro, tra l’ansia e la paura, si apriva un varco che solo lei poteva richiudere.
Lo aveva aperto davanti ai miei occhi quella sera, annientando ogni mio dubbio.
L’avevo visto, poi era sparito.

- Ti supplico fallo tornare. – chiesi con voce tremula.

Lei rispose con un gesto.

- Scusami. - implorai.

- Non ti scuso. - rispose e aggiunse: - Se parli o fai rumore, il varco si richiude troppo in fretta e … dimmi, ci vuoi restare in mezzo?

Le parole non erano meno gelide degli occhi; abbassai i miei e balbettai:

- Ti prego!

- Credi sia facile?

- Sei l’unica che può farlo.

Stavo appollaiato sulla sedia, a meno di un metro da lei, davanti a una tavola imbandita apposta per me. Odore di zolfo, sette candele accese, intorno il buio; un panno rosso sulla tavola, una croce giudea e un braciere da cui, a intervalli regolari, si alzava un sottile filo di fumo.

Tra l’odore e il fumo stravo io, sul bordo della seggiola cullandomi avanti e indietro con la schiena, pentito di non essere altrove.

- Ora è più pericoloso. - disse voltandosi col dito sulla bocca e lo sguardo bieco.

Il silenzio divenne completo.
Solo la brace scoppiettava a intervalli regolari.
Lo vidi comparire.
Mio padre.
Vivo. Sulla sedia accanto alla sua, guardava verso di me.
E mi parlò:

- Mi avevano avvertito che mi avresti chiamato.

Un sibilo nella voce; un gelo sulla sedia di fronte alla mia e quel respiro che mi trafisse la schiena come una lama.
Sembrava passato tra le pieghe della seggiola impagliata.
Era quello il varco?

Mi voltai e con gli occhi cercai quelli di Sophia; volevo parlare, chiedere; sapere dov’era Giulia, mia figlia, ma lei fece cenno di tacere col gesto che conoscevo ed io smisi perfino di respirare.

- Tua figlia sta bene. - disse prima di sparire.

Turbato ma felice per quella rivelazione, trattenni a stento l’impulso di baciare Sophia sul collo lungo e sottile e su quel volto senza rughe.
Mia figlia era viva. Sparita, ma viva.
Il cigolio della sedia di Sophia mi dette il coraggio di parlare:

- Dimmi che non ho sognato. Era il fantasma di mio padre?

Avevo la voce roca, la pelle raggrinzita e un nodo in gola.

- Sciocco. - disse lei.

- Non era il fantasma; era lui. Nessuno muore!

Sembrava sfinita ma poi riprese:

- Dopo la vita da questa parte, si passa dall’altra. La morte non esiste. È un’invenzione.

La voce alle mie spalle sbucò dal nulla. Sembrava una serpe che spunta dall’ombra. Stridula, come un oggetto che striscia su un vetro e fa sanguinare l’udito.

- Sarai il prossimo … - Disse spezzando il gelo che aveva solidificato il mio respiro.

Sentivo la presenza dietro di me, ma non mi voltai.
Sophia strinse le labbra, gli occhi, e spostò la sedia: il rumore spezzò il silenzio in due ed io, come una marionetta, boccheggiai allibito. I miei occhi dentro i suoi.

- Maledizione! - disse lei.

- Non si richiude! – aggiunse bianca in viso.

L’ombra, a dispetto del rumore, stava davanti a lei, e la indicava, parlava:

- Stai sul bordo tra la vita e la morte; in bilico tra vivere e morire. Sul varco, tra silenzio e rumore. Sono qui per te.

- Il varco si è strappato! - urlò terrorizzata Sophia rovesciando indietro la sedia.

Dal buco sfilacciato tra silenzio e rumore, l’ombra aveva attraversato lo spazio aperto da mio padre.
Mi avrebbe inghiottito, se non fosse stato per il suo slancio.
Con tutto il peso lo spinse giù nel varco e la vidi sparire, dito sulla bocca, occhi insanguinati: il varco, dopo un attimo era sigillato.
E il silenzio di Sophia, mi congelò il sangue nelle vene.

http://inpuntadipenna.org/archivio-laboratori-di-prosa-f38/secondo-round-il-varco-t868.htm


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