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 IL PROBLEMA TEOLOGICO DEL CATARRO

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: IL PROBLEMA TEOLOGICO DEL CATARRO   4/10/2008, 15:07

In Puglia, sul mare, gli ultimi giorni di febbraio hanno già luce e calore, ma il vento è ancora traditore e, se sei in stazione, ti costringe a star seduto in lurida sala d’aspetto.
Aspettavo il treno delle 15:00 per Bari. Chiusi e pensierosi gli occhi nella Summa contra Gentiles. Ero impegnato nella comprensione di come Tommaso d’Aquino avesse prospettato la soluzione degli ardui problemi relativi alla resurrezione della carne. Ero giovane apprendista filosofo/teologo e mi incuriosiva la carne: quella della studentessa seduta a pochi posti di culo da me e quella della resurrezione. Leggevo e meditavo il Libro Quarto e precisamente il capitolo LXXXVIII intitolato Il sesso e l’età dei risuscitati. Con soddisfazione apprendevo che per il dottore supremo di Sancta Romana Ecclesia non “si deve credere, come pensarono alcuni, che nei risorti venga a sparire il sesso femminile. Infatti, dovendo la resurrezione riparare i difetti di natura, non potrà essere tolto dai corpi dei resuscitati niente di quanto appartiene alla perfezione della natura. Ora, all’integrità del corpo umano, come appartengono le altre membra, appartengono anche quelle che servono alla generazione, sia nei maschi che nelle femmine. Dunque, sia negli uni che nelle altre risorgeranno anche codeste membra”. Ascoltato Tommaso, guardai il corpo della ragazza seduta alla mia destra e rimpiansi di non esserne il Signore. Fui colto da smarrimento teologico: mi sembrava immune da difetti di natura, magari da riparare nella sua altra vita di risorta. Al secondo sguardo fui certo: era carne, corpo immune da difetti. Del resto, per quanto Tommaso meritasse ( e meriti) rispetto, non ero obbligato a condividere ogni sua parola.
Fuori il vento era fresco; dentro, con le vetrate chiuse, ristagnava una tiepida aria attraversata dai raggi obliqui del sole. Mi soffermai ad osservare, come fossi in un cinema, la polvere rivelata dal fascio di luce che attraversava tutta la sala. Mi apparve chiaro come Dio porti alla luce ciò che di per sé non dispone di evidenza e me ne compiacqui. Non credevo in Dio, ma ne apprezzavo i poteri. Sarebbe venuto tempo in cui ci saremmo reciprocamente ignorati.
Stavo per passare alle pagine, particolarmente intense, in cui si affrontava la questione di come potesse essere inteso un corpo risorto e quindi, in definitiva, costituito da carne spirituale. Sarebbero cresciute le unghie? I capelli? Queste e altre simili domande mi impegnavano. Ma, ad un tratto, mi accorsi dei tre vecchi intabarrati, seduti di fronte a me, oltre il tavolo centrale, in situazione di pieno assorbimento dei raggi solari. Erano vecchi malmessi: rugosi i corpi e povero l’abbigliamento. Realizzai che erano lì a rubare tutto il calore possibile, prima di tornarsene nelle loro case fredde. Parlavano tranquilli. Probabilmente erano sicuri di aver ingannato un altro inverno e fra qualche giorno non sarebbero più venuti in stazione, ma sarebbero andati giù al porto ad attendere i pescherecci. Alla mia destra, respirava sempre la carne perfetta della studentessa. Bella davvero! Come se fosse già risorta in piena armonia di membra e con tutti i difetti riparati.

All’improvviso: una furiosa scatarrata mosse da uno dei vecchi. Rumore di cascata bloccata dalla diga dei grossi anziani labbroni. Io e la carne perfetta ci guardammo e ci chiedemmo, sorridendoci, che cosa sarebbe accaduto della poltiglia catarrale. Sarebbe andata ad ossidare i binari? Respingemmo subito questa soluzione. Il vecchio era di volto pigro e non accennava minimamente ad alzarsi. Avrebbe sputacchiato sotto le scarpe e lucidato il pavimento? Anche questa soluzione non parve fondata. Io intanto leggevo del problema dei peli della carne risorta e pensavo al nuovo problema: il corpo risorto avrebbe scatarrato?
Infine, la soluzione. Il vecchio infila la mano in tasca; estrae un bicchiere di plastica coperto da velo di pellicola trasparente; toglie il velo; sparacchia il muco nel bicchiere; copre il bicchiere e lo rimette in tasca.

Smisi di leggere. Il treno era in arrivo. Avrei meditato sulla complessa relazione fra il fine e i mezzi. La carne perfetta alla mia destra mostrò una smorfia di disgusto e smise di essere priva di difetti.


http://www.inpuntadipenna.org/in-punta-di-prosa-f1/il-problema-teologico-del-catarro-t416.htm
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