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 IL FASCINO CONTROVERSO DEL NON ESSERE

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: IL FASCINO CONTROVERSO DEL NON ESSERE   4/10/2008, 15:35

Una cosa che ho sempre fatto sin da ragazzo è scomparire.
È un piacere assaporato in modi diversi fra loro, anche a seconda delle età in cui volli attuare queste mie fughe o ricerche che dir si voglia.
Forse esattamente è proprio questa la chiave di lettura: fuga o ricerca?
Dove comincia una e finisce l’altra?
Non posso dire che le mie siano fughe, perché non scappo da nessuno ed anzi, faccio in modo di non essere cercato. Non sono uno di quelli che hanno piacere nel farsi cercare per saggiare quanto possono essere importanti agli occhi altrui. Io non voglio e non volevo proprio nessuno.
Pianifico gli impegni, il lavoro, gli amici, i familiari, i doveri di coppia in modo tale da essere libero per giorni. E poi sparisco.
Che sia una ricerca non sarebbe un’affermazione assolutamente valida. In quanto sono osservazioni di me stesso, di libertà interiori, di esami di vita al di fuori dei condizionamenti quotidiani, ma ricordo volentieri anche giornate di dolce far niente con la spina mentale staccata.
Quali che siano le ragioni interiori, adoro scomparire.
Ho trovato molto interessante non parlare per giorni interi.
Come è bellissimo non sapere dove ci si trova.
Come ho ritenuto formativo per una mia crescita interiore, il muovermi e pensare solo ed esclusivamente in base ai bisogni primari del cibo, dei liquidi, del sonno e poco altro.
Da più giovane scelsi spesso gli ambienti marini, che presupponevo mi potessero dare sensazioni di libertà e prova con me stesso. Lo so che noi maschi umani abbiamo bisogno di queste certezze e dobbiamo sempre metterci alla prova, ed io non sono immune da questa sensazione affascinante.
Però mi accorsi che per scomparire nell’acqua c’era bisogno di avere dei fili tenuti con quello che mi lasciavo indietro; necessitava avere tecnologia, dei supporti reali, i classici punti fermi senza i quali il rischio della vita diventava troppo alto. E poi, non bisogna dimenticarsi che, sebbene siamo costituiti da una grossa parte d’acqua, non è il nostro elemento. Ci ospita, ma noi siamo terrestri.
In questi ultimi anni scomparii sempre in ambienti di terra, in modo molto più semplice rispetto al passato e soprattutto con più spirito di adattamento alle nuove situazioni.

Ora sono diversi mesi che non scompaio in quel modo.
Forse il carico di impegni e legami, senza dubbio maggiore rispetto all’età giovanile, impedisce l’assentarsi per tempi discreti, ed allora sto cercando di scomparire in modi tali che la mia assenza non rechi problemi a nessuno.
Lo so che sembra un paradosso, ma lo sparire stando in casa o uscendo per altre cose, lo ritengo una cosa possibile. Anche se sinceramente non ci sono ancora riuscito del tutto.
Forse perchè di recente mi spaventai a morte.
Era uno di quei giorni già primaverili e che sembrano estate, mi pare un sabato, dove non avevo incombenze ed oltretutto libero da impegni familiari. Dopo le questioni mattutine fatte con la calma ottenuta da non lavorare nel sabato, scesi in centro ed andai a gustare un caffè in uno dei soliti bar.
Lessi due titoli sui giornali e due notiziole locali; non c’era niente di interessante nel pomeriggio, nessuna mostra, evento culturale o sportivo che meritasse di essere visto.
Tenendo ancora il giornale aperto nelle mani, alzai il viso e fissando un punto indefinito sopra di esso, mi accorsi di non avere niente da fare sino al tardo pomeriggio.
Benissimo. Decisi di scomparire subito.
Le cose andarono parecchio bene.
Il barista per primo diede la conferma alla mia sparizione, quando pagando il caffè mi offrì la solita tessera che dava ai nuovi clienti con l’espresso omaggio ogni dieci.
All’uscita dal locale mi bastò sentire gli odori nell’aria per sapere dove andare.
Mi venne subito desiderio del pane caldo e la moglie del panettiere mi trattò come un normale cliente senza rivolgersi con il tu dovuto a vecchie conoscenze scolastiche e dandomi come resto le monetine da uno e due centesimi che invece lasciavo sempre perché mi avrebbero girato nelle tasche per settimane.
Davanti alla pescheria molto fornita, pensai di organizzarmi un pranzo a base pesce e vidi in evidenza delle orate, sgombri ed un S. Pietro molto bello, ma troppo grande per me solo.
Rimasi molto contento del fatto che la pescivendola, invece di rivolgersi calorosamente con un saluto gioviale, mi descrisse minuziosamente, come faceva sempre ai turisti, le differenze fra una specie e l’altra, e rimase stupita del fatto che questo cliente da lei reputato un vacanziero volesse quella orata femmina perché avrebbe gustato le uova situate nel ventre. Una volta uscito misi il resto nel portafoglio, e per scrupolo aprii la carta d’identità che era vuota, senza nessun nome stampato e la foto assente. Bene, la mia sparizione era completa e ne ero contento.
Nell’enoteca acquistai diverse bottiglie per riassortire la dotazione casalinga ed ingenuamente commisi l’errore di offrire per il pagamento la carta di credito, che ovviamente risultava inesistente nel database centrale della VISA, e per fortuna sviai il tutto pagando in contanti e ringraziando il cielo che avevo banconote.
Ecco, erano questi gli errori sui quali non cadere, come pagare il piccolo debito del giornale o del caffè perché il bottegaio ti manda via con una pacca sulle spalle dicendoti “passa domani”.
Mi divertii anche parecchio quando incrociai il postino del mio quartiere e chiedendogli se c’era posta per me lui rispose “a nome di chi, prego?”.
Perfetto, ero invisibile, non esistevo.
Dovevo solo ricordarmi di non salutare le persone conosciute e di non rivolgermi amichevolmente in qualsiasi situazione del mio normale quotidiano.
Ebbi un pensiero malizioso quando incrociai una mia ex fidanzata di qualche anno prima; chiaramente lei non mi riconobbe e non ci fu parola, né scambio di sguardi. Ricordavo però molto bene quella donna, e pensai che facendole un complimento su quel particolare profumo che si faceva vezzosamente produrre solo per lei, avrei potuto avere un ottimo motivo per cercare di sedurla ed entrare nelle sue grazie lì, per strada.
La situazione mi tentava molto e per lei sarei stato un perfetto sconosciuto ammaliato da lei e dalle cose alle quali teneva di più. Avrei magari dovuto crearmi un nome, un’identità e poi fare un’attenzione viscerale a non espormi con lei, a non dire cose che già sapevo, fingendo falso stupore per conoscenze di anni e già metabolizzate. Avrei anche dovuto prestare attenzione ad altre cose tipo non usare la mia auto o la casa o altre cose che riportassero a me. Sarebbe dovuto rimanere tutto nel vago.
Se da un certo punto di vista il tutto era affascinante, non negavo un certo pericolo in quella strana avventura che stavo pensando di compiere, e stavo pensando di tornare indietro a parlare con quella donna quando sentii squillare il telefonino.
Non ci arrivai subito, difatti lo stupore mi arrivò quando concretizzai quel paradosso.
Non era possibile!
Lo tirai fuori dalla tasca e lo osservai con paura. Continuava a suonare con quella musichetta da banda da strapazzo scelta qualche sera prima e la dicitura -chiamata in arrivo- lampeggiante e le due funzioni sotto: Rifiuta o Rispondi.
Preso da un senso di panico rifiutai la chiamata ed attesi. Mi incamminai in mezzo alla gente e per maggior certezza della mia non esistenza andai in tabacchino per un pacchetto di sigarette.
“Buongiorno Signore” mi fu detto all’entrata ed all’uscita.
Non mi fu detto “Ciao Luciano, come va?”
Ripresi il telefono in mano e lo osservai. Era acceso, ma non riceveva segnali.
Andai a passeggiare nel corso dove pensavo ci fosse più campo di ricezione ed era sempre la stessa cosa. Non arrivava il segnale del gestore telefonico. Ero giustamente scomparso anche per loro.
Entrai in una cabina telefonica cercando la controprova: chiamai il mio portatile e giustamente sentii risuonare la vocina metallica del numero non esistente. Rifeci di nuovo alla cornetta il numero del mio portatile, facendo attenzione a non sbagliare e di nuovo l’avviso di numero non esistente.
Era tutto perfetto, e mi tranquillizzai, proseguendo la mia passeggiata e pensando cosa fare o cosa non fare.
Arrivò la seconda telefonata. Mentre lo tenevo ancora in mano.
Guardai. -Chiamata in arrivo-. Senza numero visibile.
Rifiutai per paura.
Squillò di nuovo subito dopo. Presi coraggio. Dovevo affrontare la situazione.
“Pronto, chi parla?”
“Ohh, finalmente ha risposto. Meglio così perchè avrei continuato a chiamarla fino allo sfinimento”
“Ma chi è lei, scusi?”
“Non importa chi sono io e non dovrebbe neanche infastidirla se io sono o non sono. D’altronde non potrei darle nessuna risposta sul chi sono”
Rimasi un attimo in silenzio, poi continuai:
“Ma come? Lei non sa chi è?”
“Perchè lei lo sa? Non chi sono io, ma chi è lei.”
“Scusi, ma se lei mi ha telefonato, saprà senzaltro a chi ha telefonato, chi è lei, che numero ha fatto e tutte queste cose, quindi ciò che le chiedo è chi è Lei!”
“Ma non ha ancora capito che sono scomparso anche io? Io sono scomparso, lei pure, è normale che io possa chiamarla, ma solo io, non gli altri che vivono normalmente”
“Ma se mi telefona lei, allora posso telefonarle anche io?”
“Non lo so questo. Dipende dalla dimestichezza che ha con il suo stato. Piuttosto, senta, io l’ho chiamata per una cosa”
“Mi dica, l’ascolto”
“Sono diversi anni che io scompaio, oramai decine, e sono abituato a farlo nella più assoluta normalità. Sappia che quando esisto, io e lei ci conosciamo anche se solo di vista, dato che viviamo in una cittadina piccola. Ebbè, sono abituato a scomparire in modo tranquillo, non dò fastidio a nessuno e nessuno sa di questo. Ora è arrivato lei.”
“Si, va bene, sono arrivato anche io, ma che fastidio posso darle?”
“Lei non mi da fastidio in quanto scomparso, però la nostra seconda esistenza potrebbe danneggiarsi se ci conoscessimo o venissimo a contatto. Io volevo pregarla di andare fuori di qui, di non stare nel centro, di scegliere altri posti; vede, io la posso guardare e saper di lei, e lei di me, pensi che succederebbe. Non sapremmo più che vita stiamo vivendo. La prego, si faccia anche lei un suo territorio, lo marchi come meglio crede e lo faccia suo. Vedrà che si troverà a suo agio.”
“Quindi lei preferisce che me ne vada?”
“Si, preferirei che lei non scompaia più qui nel centro e nella zona a mare. Ho passato tanti anni, non me ne rimangono molti da vivere e le chiedo questo piacere.
“Va bene. Allora non le recherò più fastidio. Spero comunque, adesso che so di non essere il solo, che in qualche altra occasione ci si possa vedere, come la posso chiamare, signor..?”
“Ma allora non capisce! Lei è scomparso, e non si può desiderare di vedere altri quando si scompare, che senso avrebbe? Tanto vale vivere normalmente, no? Adesso torni a casa, la prego.”
Tornai a casa, certo, ed entrai in uno stato confusionale. Non sapevo quale era la mia realtà.
Ritrovai tutte le funzioni varie, con tutte le cose della vita normale che funzionavano con tutti i loro meccanismi consolidati, compreso il telefonino.
Comparve tutta la rubrica, i messaggi, e mi divertii con quella nuova funzione delle fotografie.
Mi feci un autoscatto e mi guardai.
C’ero.
Della telefonata precedente neanche l’ombra.

Per quello dico che non sono riuscito a sparire del tutto.
Ma da allora non ho più provato. Mi è venuta paura.


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