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 ESTETICA DELLE SPINE - 2^ PARTE

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: ESTETICA DELLE SPINE - 2^ PARTE   4/10/2008, 16:10

---segue---

Chopin si diffonde nel silenzio.
“Tesoro, glielo hai detto al medico?”
“Nnnno, non è ancora arrivato il mio turno, credo che mi toccherà fra poco.”
“Mi raccomando, digli di metterti quella pomata.”
“Certo, stai tranquilla.”
“Tesoro?”
“Si?”
“Me le dici tre paroline dolci?”
“Dai ciccia, non posso, c’è un sacco di gente qui e sono in imbarazzo.”
“C’è qualcosa che non va? È successo qualcosa?”
“No, no, no, non è successo niente, dai, è che sono in un ospedale, lo sai.”
“Ed allora esci un attimo se puoi.”
“Ma dai, lo sai che non posso, fra poco tocca a me.”
“mmmm…..”
“Su, non fare il broncio che te lo sento.”
“Vabbene, se però mi dici le paroline dolci mi passa tutta, dai.”
“Ehiiiii, sono in ospedaleeee, dai, ci sentiamo dopo, quando finisco.”
“Ok, mi chiami tu?”
“Certo, stai tranquilla.”
“A dopo. Bacio.”
“A dopo.”
Da alcuni giorni la spina interna ha fatto cambiare il suo “Ti voglio bene” in “Voglio che tu mi voglia bene”; e non è la stessa cosa. Mi chiedo ancora chi gliela abbia conficcata o se sia opera sua.
Ed un mio dire “Ti voglio bene” a suo comando non credo le tolga la spina, anzi, il contrario, come se le venisse dato un antidolorifico che funziona a tempo breve, con l’aculeo ancora dentro le carni.
L’enorme atrio superiore è illuminato da una cupola trasparente e subito vedo la sala mensa, dove ci sono quegli strani tavoli rotondi, molto larghi, con un solo piede centrale fissato al pavimento.
Il senso di inquietudine cresce osservando un calciobalilla diverso; è più basso e le sue gambe non sono le solite, dritte come sempre, ma trasversali, dalla parte dei portieri, e comincio a capirne il significato.
Altri elementi mi dicono quello che non avevo ancora visto; il pavimento è liscio come l’olio e non c’è fuga fra le piastrelle, il malcorrente gira in ogni parte dove si sia muro e non è all’altezza di una persona in piedi, le porte sono tutte a spinta da ambo le parti ed i maniglioni sono bassi; la conferma ufficiale, perché a volte c’è bisogno di farsi dire anche lo scontato è che leggo in un tabellone, sotto la scritta U.S.U., la dicitura Unità Spinale Unipolare.
È un piccolo mondo abitato da persone con la spina che non funziona bene.
La porta a vetri con la scritta Piscina Idroterapica mi attrae come una mosca al miele, mi affaccio e c’è questa strana struttura, una grande vasca con sopra un reticolo, una trama di cavi d’acciaio con dei seggiolini, dei trespoli appesi, dove alcune persone di diverse età sono immerse e nuotano con il sostentamento di questo appoggio sospeso. Le carrozzine vuote al bordo lasciano capire tutto.
Anche la palestra è visibile da altre porte a vetri e quanto è diversa dal concetto attuale di luogo per sviluppare i muscoli. Ci sono tante sbarre parallele, per aiutare a sostenere con braccia, mani, ascelle, chi non riesce tramite la sua spina.
Mi fa specie pensare alla colonna vertebrale / spina dorsale come una nostra lisca, riferendomi a quel polpo che ho mangiato ieri sera nel ristorante di un amico che si è prodigato a tagliarmelo data la mia menomazione.
Saluto con la mano alcuni ragazzi alle prese con attrezzi per sviluppare i bicipiti; loro, seduti in carrozzine da corsa, quelle che si vedono nelle maratone, ricambiano entusiasti.
Devo scendere, il mio turno sarà vicino.
40.
Ancora cinque pazienti e poi mi tocca.
Il posto vicino alle due tatuate abbronzate è l’unico libero, come se gli altri avessero paura a sedersi vicino a chi sta bene.
Sento il loro chiacchiericcio; una parla di come potrebbe piacere al suo ragazzo con le nuove tette.
L’altra dice che le cose per lei sono cambiate e che il suo boyfriend è rimasto entusiasta.
Capisco che nelle riviste precedenti stavano osservando altre tette di personaggi da rotocalco e lo spirito di emulazione faceva loro valutare a chi assomigliare di più.
Dimenticavo di essere negli ambulatori di Chirurgia Plastica ed oltre ai pazienti che trattano pelli ustionate arrivano anche donne per le quali avere un seno piccolo diventa una spina.
Eccoci lì, tutti riuniti insieme, mentre torna indietro il bambino che è tenuto dritto da quell’impalcatura.
Ognuno ha la sua spina, io con il mio braccio ustionato, gli altri bendati con chissà quale trauma, le donne a fianco a me con le tette da rifare, il bambino con la spina che lo tiene dritto, i ragazzi muscolosi con la spina che non risponde, Lei con la spina nel cuore, e chissà quali altri ancora.
45.
Eccomi.
L’ambulatorio è diviso in comparti da separé in tessuto. Mi accompagna verso il primo libero un’infermiera graziosa e pienotta che ripesco dalla memoria.
“Signora, si ricorda di me?”
“No, mi dispiace, dove ci siamo visti?”
“Lei un tempo era in maternità, vero?”
“Si, ci sono stata per tanto tempo, è da poco che sono qui.”
“Allora non sbagliavo; mi ricordo di lei perché è stata la prima persona che mi ha fatto vedere mia figlia appena nata dal vetro del nido, ricordo anche che fu molto delicata, la prese e la ripose nella culla senza svegliarla, e sa, sono quei momenti che si ricordano per sempre, anche se sono passati quasi quattordici anni.”
Nasce una conversazione gioviale, amichevole, io sono contento di aver ritrovato quel volto e lei è contenta di essere a suo modo importante per me.
Mi chiede della figlia, di me, di altri figli con una partecipazione diversa dal solito colloquio fra occasionali; alle mie domande risponde di non avere figli, come tante altre che lavorano in maternità, come se fosse un tacito lasciapassare per quella mansione, affermando che aiuta molto rispetto alle infermiere madri. Però sono i suoi sospiri di rassegnazione a farmi capire che quella è la sua spina.
A volte basta veramente poco per sapere delle persone.
Entra una dottoressa alta, giovane, carina e con i boccoli biondi poco curati. Sui jeans attilati e stivaletti porta un camice verde che si allaccia dal di dietro e mentre rovista su un tavolino delle medicazioni vedo la striscia di pelle sulla schiena lasciata scoperta dai lacci del grembiule. Sorrido di questa visione, cercando di notare il colore della fascia di reggiseno mentre si china per trovare delle forbici; e mentre è così, piegata alla mia vista, le dolci ondulate asperità delle vertebre escono fuori da quel lungo spazio scoperto. Anche una spina può essere erotica.
Taglia le vecchie bende, mette pomate e chiede alle collaboratrici delle garze grasse che non so cosa siano. E mentre tampona suona Chopin.
“Non si potrebbero tenere i telefoni accesi, lo sa?”
“Si ammetto di saperlo, maaaa…. è una donna che non sopporterebbe che lo spegnessi.”
“Di solito, quando gli uomini spengono il telefono è per non farsi trovare.” Ammiccando verso gli altri con ironia.
“Si, ha ragione, ma se lo avessi spento prima di entrare qui, avrei fatto del male ad una persona.”
“Deve avergliela combinata grossa se quella persona sta così male.”
“Non le ho fatto niente assolutamente, anzi, credo che però lei abbia qualche spina dentro.”
“Allora l’aiuti, ed aiuti anche sé stesso continuando l’antibiotico e non bagni la fasciatura. Dovrà tornare ogni due giorni sin quando non è guarita la pelle. Va bene?”
“Va bene dottoressa, la ringrazio.”
“Auguri allora, e le risponda.”
Accenna un sorriso, accenno un sorriso, prendo tutti i miei incartamenti ed esco dall’ambulatorio mentre il 46 è già pronto scalpitante per entrare.
Il nuovo bendaggio è più piccolo, meno gonfio e mi lascia libere alcune falangi in più. La mano è quasi tutta libera adesso.
Piccoli segni di guarigione.
Ho un margine di movimento maggiore rispetto a quando sono entrato; riesco a girare anche se con difficoltà la chiave nell’avviamento, ad usare il cucchiaino da caffè nello spaccio ospedaliero, e ad infilare le dita nella quinta tasca dei jeans.
Sono un poco più rinfrancato adesso, vedere che si guarisce fa bene, ed in macchina mi preparo per telefonare a Lei mentre comincio il viaggio di ritorno.
All’uscita ritrovo il marchingegno che adesso vuole il biglietto: tutte le auto passano sotto una gigantesca insegna-portale dove vicino al nome dell’ospedale “SANTA CORONA” è raffigurata una corona.
Di spine, chiaramente.


http://www.inpuntadipenna.org/in-punta-di-prosa-f1/estetica-delle-spine-t1927.htm
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