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 VESTITA DI QUEL SOLO REGGISENO

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: VESTITA DI QUEL SOLO REGGISENO   4/10/2008, 17:00

Carissima Beatrice, sono io che ti scrivo, ma ti prego, non allarmarti.
Immagino che quando leggerai queste parole, rimarrai pensierosa e coi sensi vigili temendo un pericolo, come se il fatto di ricevere una lettera sia brutto presagio.
Ma non è così, assolutamente.
Ti scrivo questa lettera che arriverà per le normali vie, quelle fatte di carta e postino, perché non voglio che questi miei pensieri facciano parte di un freddo elenco nella memoria di un computer.
Voglio invece lasciarti una cosa tattile, un segnale vero della mia presenza, fatta di questa carta spessa, un poco ruvida, quasi giallo paglierino e di questa penna, che avrai capito non essere la solita che uso per lavoro.
Ricordi vero quando a casa mia ti avevo fatto vedere quella stilografica che avevo ritrovato dopo tanto tempo? Ti dissi che non la usavo da molto e che fu acquistata decenni fa, forse per una moda passeggera e da allora è rimasta in un cassetto. Non so perché ne uscì fuori e mi piace pensare che la ritrovai nelle mani per riceverne il tacito messaggio di scriverti.
È rimasta parecchi giorni visibile, non più nascosta in un mobile, ed ogni volta che ero in casa la notavo.
Lei, dormiente al buio per anni, mi stava chiedendo di usarla. Ed è stato come un rito, perché ho voluto smontarla, pulire il pennino dorato, passare un panno sulla lacca nera dell’asta e del cappuccio, intingerla nella boccetta d’inchiostro nero-blu che ho comprato apposta ed aspirarlo con quel meccanismo interno. Bello, sai?
Era come se la penna riavesse in quell’unica arteria un nuovo sangue di colore nobile.
Quando ho provato a vedere se funzionava facendo ghirigori su un giornale, sono rimasto stupito come un bambino, e godevo del come le cose belle e semplici non hanno tempo.
Anche questa carta è un vecchio acquisto. La trovai in uno di quei negozi di Firenze che sono antiche legatorie, depositarie di un’arte che sta scomparendo. Era una confezione piccola di fogli, forse venti o trenta, non so, ognuno con la sua busta, anche lei di carta grossa, quasi filigranata.
Ed allora ho cominciato a scriverti questa mia e, scusami se mi sono perso in certi miei pensieri, volevo farti sapere di cose che non sono riuscito a dirti a voce qualche momento fa.
Perché sto scrivendo poco dopo che sei uscita da casa mia questa mattina.
Ti stupisce?
Ho cercato la libertà di un’ora con l’intento di fermare una sensazione che mi dai ogni volta che ci svegliamo. Ed è successo così, senza un pensiero ed una colazione, ho preso queste due cose che erano già in un lato del tavolo ed ho cominciato ad usarle una sull’altra.
Pensa, sono ancora nudo, e non riderne, sai? Perché ti sento, od almeno ti immagino farlo.
Abbiamo parlato tante volte della nostra sessualità e dell’intesa che cresce ogni giorno sempre di più, ma non ero mai riuscito a parlarti del dopo. Come di questa mattina, quando ti sei preparata per uscire.
Vedi, ci sono alcune gestualità nel vestirti, che mi fanno sorridere nell’intravedere quella punta di ritenzione, quel leggero pudore, velato, impercettibile ed insieme anche quella complicità sorniona, un po’ tacita, fatta di sguardi ed occhi riflessi negli specchi della camera.
È un momento particolare, quando sei ancora tu stessa nuda, ma non sei più nelle lenzuola a giocare ed amare, ed è vero, c’è una trasformazione, una diversità. Potrai essere anche lussuriosa e spregiudicata a letto, ma quando ti alzi diventi la signora donna che conosco ed avverto che certi movimenti li esalti perché sai di essere osservata.
Diventi vanitosa della mia attenzione, come poco fa, quando mi ero sistemato sui due cuscini per osservarti meglio. Avevo il bisogno di contemplarti e lo so, sembra che dica un’eresia, o qualcosa che cozza contro il comune ideale erotico, ma preferisco essere spettatore del tuo vestirti che del tuo spogliarti.
In ambedue sono l’elemento passivo, quello che riceve la tua suggestione ed assorbe, mentre tu sei l’attrice protagonista di due scene che tutte le donne compiono, ma puoi interpretare solo tu.
E mentre il togliere i vestiti diventa il gioco della trepidazione, il rimetterseli è compiacenza dell’aver espresso la tua nota di follia, come se tu stessi sul confine fra passione e ragione, incerta tra l’ essere ancora animale sessuale o la donna che rientra nel mondo.
Quel primo gesto poi, l’inizio del film, è splendido: l’indossare il reggiseno nel modo che ti ho sempre visto fare. Per te è un evento quotidiano ordinario, per me è diventato momento sensualissimo di piacere visivo, e non solo.
Sono curioso di quel raccoglierlo dal pavimento cercandolo fra i vestiti sparsi, prenderlo in mano, aggiustare le spalline nel verso giusto e circondarti il busto allacciandolo sul davanti cercando la giusta aderenza, provando i vari gancetti sotto il tuo petto.
Ed il compierlo con gesti lenti, guardando intanto dallo specchio la sua giusta posizione e girando solo gli occhi per notare se ti sto osservando, è di una soddisfazione che non immagini.
E mi piace ancora di più quando te lo giri intorno, infili le braccia e ti fai circondare le spalle dalle due fettucce che stamattina erano viola e riempi le coppe con i grandi seni che continui a sistemare, ad alzare, ad avvicinare, ad adattarli nella loro costrizione che tanto li esalta.
Poi avviene il resto, ma il magico per me è questo.
Ho bene in mente l’attimo quando sei completamente nuda vestita di quel solo reggiseno di fronte allo specchio, in piedi, eretta con una gamba leggermente piegata, come una modella che sembra copra con quel gesto un monte di venere esposto al mio sguardo.
Sai cosa mi piace di più?
Lo spogliarti lo fai per me, il vestirti è tuo.
E so che ad uno spettatore certe cose non si danno. E mi rendi partecipe di un gesto che non è più esclusivo.
Questo mi eccita e mi fa felice.

Scusami per gli errori, le righe traballanti e qualche cancellatura.
Con amore.
Luciano



http://www.inpuntadipenna.org/narrativa-epistolare-f13/vestita-di-quel-solo-reggiseno-t1578.htm
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