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 IL POSSESSO DELLE CHIAVI

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: IL POSSESSO DELLE CHIAVI   4/10/2008, 17:08

Ho un rapporto con le chiavi abbastanza emblematico.
Non sono uno che le perde spesso o le dimentica da qualche parte, ma facendo il classico bilancio, adesso posso dire che durante la vita non ne ho smarrite molte.
In passato mi hanno dato più problemi, o forse è meglio dire che ho dato io problemi a loro. Il fatto è che per questioni di lavoro mi sono sempre trovato a dover “gestire” un sacco di chiavi. Spesso succedeva che non avevo mai quella giusta al momento giusto nel posto giusto.
Per poter svolgere al meglio le mie mansioni, ho trovato ottimale avere a disposizione anche le chiavi di beni dei miei clienti che, oltre alle mie necessarie per lavoro, andavano a costituire dei gran bei mazzi sparsi con i vari problemi di riconoscimento e reperibilità immediata.
Da un po’ di anni ho risolto il problema acquistando un grosso anello nel quale infilo tutti gli altri anellini o portachiavi sciolti. La cosa mi ha aiutato parecchio, i risultati sono stati positivi, ed al momento attuale, al primo “anellone” originario, se ne sono aggiunti altri due, formando una specie di enorme fede di Cartier fatta di ferro con appese tante targhette.
Il risultato è di avere tutto a disposizione. Non scappa niente, tutto a portata di mano e se serve questo o quell’altro, ecco lì, non ci sono più problemi. E se da una parte mi sono appesantito col pluri-mazzo grosso, dall’altra mi sono alleggerito, avendo nelle tasche le sole giornaliere casa-macchina-moto del mazzetto quotidiano.
La contropartita fisica è avere un peso non indifferente nella 24 ore, un ingombro tale da sembrare un guardia penitenziaria, dover dare spiegazioni allo stupore di chi mi vede aprire la valigetta, metal-detectors che impazziscono, e dare ogni tanto una ripassata alla memoria.
La contropartita mentale è che le chiavi mi possiedono.
E si. Il possesso è bilaterale. Purtroppo.
Avere le chiavi implica che anche loro possiedono chi le ha.
Perchè detenerle significa che impegnano.
Anche se spesso cedo il super mazzo ad un collaboratore o aiutante che ne ha bisogno, al momento di un eventuale problema, ritorna come per incanto dal mittente.
È successo un guaio? Ecco che si attua la magia di ricomparire nelle mie mani.
Il concetto di finto potere che può darti la gestione di quei pezzetti ferro ed acciaio è inversamente proporzionale a quello di libertà.
E questa cosa ultimamente mi dà rimpianti, anche se è un termine che non mi piace per sua costituzione.

Distinguo i viaggi in due generalizzate categorie: quelli dove ti porti le chiavi dietro e quelli dove non te ne porti affatto.
Quando si va via senza è un vero viaggio.
Succede che prepari tutto, fai mesi di preparativi cercando di occuparti di cartine e mappe, revisione del motore e carburazione adattabile al gelo o al deserto, borse, zaini, attrezzi, ruote di scorta e borracce; oppure occupi la stiva di cibi secchi, lenze ed ami, la riempi di acqua potabile e gasolio, studi mille volte la rotta e prepari eventuali attracchi di fortuna in porti che non conosci.
E poi arriva il giorno della partenza.
E quel momento che accosti le persiane, stacchi corrente e gas, chiudi la porta di casa e garage, e ti trovi davanti a quella cassetta delle lettere con il mazzo di chiavi in mano, è l’attimo del vero distacco, e non lo fai subito.
Ripercorri mentalmente se hai dimenticato qualcosa, pensi alle incombenze future alle quali non potrai ottemperare, guardi la cassetta e ti appoggi al muro e chini la testa, chiudi gli occhi e pensi.
“E se non torno più? Se mi succede qualcosa? Avrò fatto questo? Glielo ho detto ad Alberto?”
Ed intanto ti giri verso la strada e ci sono due tipi sulle moto che ti aspettano, oppure un taxi che ti porta in banchina, o la tua donna che ti accompagna all’aeroporto.
Il rumore secco e metallico delle chiavi che cadono implica la scelta di non ritorno. È lo stacco.
Hai la sensazione di essere entrato nella dimensione del futuro e quella casa e la cassetta postale sono il tuo passato, anche se lo hai ancora davanti agli occhi. Il filo si è spezzato ed il taglio lo ha fatto quel mazzetto che ora giace in fondo.
Non serve a niente ripensarci in quel momento; è andata. Sei davanti alla nuova realtà della tua scelta. Adesso il presente è cambiato, stai ancora guardando il passato, quella porta ed il ferro battuto con il tuo nome scritto sopra. Alle spalle hai l’altra dimensione ancora da vivere.
Meglio voltarsi e partire.
Senza chiavi.
In libertà.
E non è detto che prima o poi mi liberi di quel grosso mazzo.


http://www.inpuntadipenna.org/diario-pagine-f10/il-possesso-delle-chiavi-t1804.htm
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