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 parole senza pensieri 28 luglio 2008 diario pagine

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: parole senza pensieri 28 luglio 2008 diario pagine   2/10/2008, 19:10

Caro diario ti scrivo
Non so perché stasera ti scrivo, gli occhi mi si chiudono, il letto con lenzuola fresche ammicca sornione, eppure scrivo, senza pensieri, parole senza logica, irrazionali sensazioni di malessere che quando sono scritte diventano, per lo spazio di un attimo, realtà.
Un universo totale, con una vita perenne e duratura e un anima individuale con un ciclo di vita chiuso tra due punti fermi, la nascita e la morte, unite da un breve periodo di corporeità, in una porzione di tempo e di spazio.
Episodio fugace e insignificante nell’economia del cosmo o fondamento nell’essere eterno e nell’incessante divenire delle vite antecedenti con il loro infinito carico di obblighi morali?
O meglio una vita che si disperde nello spazio la cui corporeità è un fatto transitorio e che il male del mondo non inerisce in essa nonostante la sua patente irrazionalità che parrebbe turbare l’ordine universale.
Vita teatro di drammi sanguinosi che sono limitati da un corpo, che è strumento e necessità del sentire e che plasma gli eventi rendendoli inconsciamente seminali del suo esistere.
Vita caduca, ombra fatale destinata a calarsi nel nulla, per niente affine al corpo che la ospita, sorellastra dell’anima universale, incapace di indefinite esistenze, di coscienza cosmica e che prova il panico della realtà definita e infinita che la circonda.
Latente ed incapace di incanalare azione e pensiero in un atto ineffabile capace di rinnegare le sue razionalità, credere semplicemente ad una realtà talvolta palese con una funzione positiva.
Eterno pendolo oscillante nei suoi due limiti estremi che portano i segni della morte prima ancora della nascita del suo pensiero, in perenne scacco al suo nemmeno percepito desiderio di conoscenza ed inevitabilmente diretta al gorgo del nulla.
Cosmo poetico contro cui si infrange la inconcutibile certezza restia ad ogni scettico assalto di alterità in una apparente sapienza in immoto possesso che non è concepito in termini di conoscenza.
In perenne angoscia nello scacco di pensiero razionale che non percepisce il suo eterno fallimento nella incapacità di riconoscere il trionfo delle vita sempre gaudiosa.
Parlare è vano, ed ancor più vano è scriverne sinché non si acquieta in una pace profonda e anelata di fronte all’assoluto della negatività.
Ipostasi del noi dove vivi eternamente sospeso, incapace di una costruttiva follia metafisica che concepisca le manifestazioni transeunti che comportino il passaggio dall’irrazionale al razionale, dall’essere al nulla.
Gaudio ineffabile e angoscia senza nome, uno alla sommità della vita e l’altra di chi mira esternamente non un’idea, ma la tensione profonda dell’incomunicabilità estrema del senso della vita.
Vita diveniente e fenomenica, in perenne trasformazione, nasce e muore, in costante opposizione e mai identica al momento identico.
Amarezza che avvelena ogni istante delle nostra esistenza di fronte alla realtà della morte.
Terrore senza fine al cospetto dell’irrazionale.
E mi chiedo ma se questa non è una realtà, ma una illusione, perché compare dal nulla di fronte a me? Invece se è reale come è possibile conciliarla con il gaudio ineffabile dell’esistere.
In fondo libertà gaudiosa di parole senza pensieri.
l.

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