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 SCRIVERE DELLE DONNE E SULLE DONNE: SULPITIA CESIS 04 luglio 2008

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InPuntadiPenna

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Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: SCRIVERE DELLE DONNE E SULLE DONNE: SULPITIA CESIS 04 luglio 2008   2/10/2008, 19:14

Le donne del passato mi affascinano, mi intrigano e spesso, spessissimo mi stupiscono.
Il loro ardimento, il coraggio, l’unicità di qualcuna di loro, la loro modernità, il loro essere insomma, me le fanno sentire vicine, certamente molto più di alcune figure odierne che si sono espresse in un mondo molto più semplice del passato.
Insomma le sento amiche, ma la cosa che mi sconvolge maggiormente è il loro essere assolutamente dimenticate, quasi relegate in un limbo dove vengono ogni tanto ripescate per operazioni spesso meramente commerciali legate ad interessi soggettivi, a prescindere da un esame, mi si consenta affettuoso, delle spesso scarne notizie che abbiamo di loro.
E vi è di peggio: la globalizzazione ci ha consentito e consente una conoscenza spesso superficiale di una miriade di personaggi che hanno costellato e costellano la storia dell’umanità.
Uomini però, raramente donne, eppure esse sono state presenti, pioniere in ogni campo, e oggi sono relegate in sparute argomentazioni e tesi di super specialisti, dimenticate dai più.
Ma quello che mi sconvolge maggiormente che bisogna cercarle, e le si trova quasi sempre de relato e questa è la vera perfidia di una cultura omofobica: l’averle occultate dopo spesso aver prelevato il loro profondo sapere.
Ad esempio in campo musicale, non sono melomane, tutt’altro, e quindi il fatto di non conoscere autrici di brani del passato non dovrebbe stupirmi.
Ma ad una espressa domanda a chi melomane è, o almeno tale si vanta, al di là di una relativamente recente Clara Schumann, nessun altra donna musicista veniva indicata.
E allora lavoriamo di ricerca e cerchiamo.
Eccola, una l’ho trovata e non sarà sicuramente la sola.
Di certo i compositori donna non abbondano nella storia della musica.
Evidentemente pur essendoci probabilmente molte donne dotate di talento e spirito musicale, non hanno avuto la possibilità di esprimere le loro doti o forse, più probabilmente non sono conosciute e assai raramente vengono proposte le loro opere.
E ciò ovviamente prescindendo da quella pietra miliare della musica sacra che è stata Hildegard Von Bingen, la mistica del millecento.
SULPITIA LUDOVICA CESIS, nasce nel 1577, figlia di Annibale Cesis e di sua moglie Barbara, e muore dopo il 1619 c.a., anno di pubblicazione dei suoi mottetti, quando lei aveva 42 anni.
Di nuovo dati discordanti al riguardo, come sempre quando si parla di donne del passato non proprio prossimo.
Le scarne notiziole ci dicono che era un compositore, sì proprio compositore al maschile e liutaia presso il Convento Agostiniano di San Giminiano in Modena.
Di lei ci è pervenuta una sola opera, i cosiddetti MOTTETTI SPIRITUALI, un insieme di 23 mottetti sacri per due voci.
I testi originali sono conservati nella Biblioteca Estense di Modena.
E la cosa particolare la partitura ci consente di scoprire che l’esecuzione prevedeva l’uso dei corni e dei tromboni, strumenti che, a quanto consta, non erano assolutamente consentiti nei conventi.
Una monaca, come sempre, e forse proprio il convento le ha consentito di esprimere il suo talento che, diversamente, sarebbe probabilmente rimasto all’interno delle mura domestiche per il diletto di un marito padrone.
I mottetti spirituali di Sulpitia consentono di evidenziare le caratteristiche principali dell’autrice, ovvero una sovrapposizione di voci che non richiede cantanti eccezionali e senza voli musicali drammatici.
E questo ci può dare una chiave di lettura della raffinata musicista: dovendo evidentemente basarsi per la loro esecuzione sull’abilità delle consorelle, anziché forzarle a brani musicali arditi e impensabili per la loro vocalità, ha preferito adattare la propria musica al materiale umano a sua disposizione.
Una sublime immagine di adattabilità femminile ai mezzi disponibili.
Mottetti basati sulla sola voce, di incastro fra le varie interpreti, indice di grande maestria, vagamente obnubliato dalla partecipazione strumentale.
I suoi mottetti sono un importante compendio musicale, sia per la valentia dell’autrice, sia per la possibilità che dà di comprendere la prassi esecutiva musicale dei conventi femminili nel XVII secolo.
L’opera si divide in otto parti, con 23 mottetti appunto, per varie voci, a due voci, 2 a 4, 1 a 5, 2 a 6, 15 a 8 e 1 a 12 voci.
Ogni pezzo è destinato ad accompagnare un diverso momento liturgico, sette sono per il periodo pasquale, tre per il Natale, altri dedicati a vari Santi, S. Caterina di Alessandria, S. Giovanni Battista, S. Giovanni Apostolo e S. Agostino, patrono dell’ordine, uno sul tema mariano, un altro cristologico, un altro ancora è dedicato ai padri confessori.
Altri quattro lavori sono mottetti generici liberamente ispirati ai salmi veterotestamentari.
Uno in particolare è dedicato al Vangelo di San Giovanni.
San Giovanni pare essere stato di preminente importanza, o comunque profondo ispiratore di Sulpitia poiché ben tre mottetti, Hic est beatissimus apostolis Iohannes, Ecce ego Iohannes ed il testo dell’Ascensione, Ascendo ad Patrem, gli sono stati dedicati.
Pur essendo pubblicati nel 1619, come detto, sono in una certa misura accumunabili alle opere musicali del tardo XVI secolo e paiono ispirate alle opere di Andrea Gabrieli.
Stranamente assente ogni partitura per organo, strumento tradizionale all’interno dei conventi, e totalmente assente la previsione di voci maschili, quindi un’opera realizzata per un’esecuzione unicamente femminile.
Ma per comprendere la musica di Sulpitia, non si può prescindere dal valutare la posizione delle donne nei confronti delle musica nel ‘600,
A molte di loro, se di buona famiglia, sono impartite lezioni di musica, certamente non per diventare una professione, ma per completamento di educazione.
Le donne che si occupano di musica sono perlopiù cantanti o al massimo autrici di canzoni. E poi interviene papa Innocenzo XI che nel 1686 ordina alle donne di cessare ogni partecipazione alle attività musicali.
Di più ordina che le cantanti presente nell’urbe cessino di cantare e lascino Roma, oppure entrino in convento.
La conseguenza è ovvia: quelle poche che compongono musica non possono essere altro che monache che compongono musica sacra da e per le donne, non avendo a loro disposizione altri esecutori.
E la musica così composta rimane confinata all’interno delle mura dei conventi.
Nell’ultimo lustro si è avuto un recupero di tale produzione musicale e i mottetti di Sulpitia sono stati eseguiti, ad esempio, nel concerto di Natale del Quirinale.
La bibliografia al riguardo mi pare non possa essere altro che il CD che contiene la sua musica:


Su Sulpitia Cesis si ascolti:
1-TC.572801 - SULPITIA CESIS - Mottetti Spirituali (1619) - CAPPELLA ARTEMISIA
Edizione: 2002 Periodo Storico: Rinascimentale,Autore: CESIS SULPITIA (1577-1619 ca.) Esecutori: Cappella Artemisia, su strumenti d’epoca - voci: Elena Biscuola, Alessandra Fiori, Frida Forlani, Gloria Moretti, Monica Piccinini, Rebecca Resse, Candace Smith, Silvia Testoni, Patrizia Vaccari, Betty Fantetti; cornetti: Eva Godard, Rebecca Reese;tromboni: Abbie Conant, Dominique Lortie; viola da gamba: Claudia Pasetto; tiorba : Beatrice Pornon; violone: Brigitta Gartner; organo: Miranda Aureli, Maria Luisa Baldassari; direzione: Candace Smith
Organico: Cappella Artemisia
Direttore: Candace Smith

04 luglio 2008 biografie di donne
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