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 PAROLE. ISTRUZIONI PER L'USO

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: PAROLE. ISTRUZIONI PER L'USO   12/10/2008, 14:59

Devoti alle parole, scriviamo sulle metamorfosi della sabbia. Qualcosa resterà, qualche grano del rosario delle nostre filastrocche. Le parole sono materia, lampo di sinapsi, inchiostro acrobatico, eco della glottide, dono di farfalla o escrezione di mosca incoronata di lauro e, in fila, di tutti gli altri vermi e insetti.
Dare parola all’anima? Dare la parola bella all’anima bella. Moltissimi credono di avere un’anima, non sospettando di essere un corpo. Pensano di avere un’anima e vogliono darle parola: illusione di chi non ha arte e non ha scienza. Dare parola all’anima: il lavoro di nani che tentano di ripetere il dio assente al quale pretendono di somigliare, in questo Occidente di mitologia più forte del fuoco di lava.
Dare parola al concetto? Alcuni sanno sfogliare i concetti; altri li intuiscono; altri, pochissimi, li stanano e li schiacciano con gli scarponi chiodati, poi li rialzano e li curano per costruire ragnatele di pettegolezzo metafisico; altri, moltissimi, incontrano i concetti e cambiano strada. Percorreranno il sentiero che conduce alla mielata favola poetica, alla melassa del sentimento, alla delicata spremuta di muscolo cardiaco, alla nauseabonda poltiglia di lacrime, alle buone intenzioni, agli amplessi sublimati, alle emozioni di Biancaneve risvegliata da un principe azzurro eunuco, alle poetesse dal ventre intonso, alle etere dal pube baroccato, agli efebi dal flauto di zucchero filato.
Dare parola al dolore? Il dolore la possiede già e, da sempre, stride, geme, urla, tace più forte del silenzio. La parola consola. È vero. L’amicizia lo dimostra, ma quando la falce, prima di sradicarti, ti tormenta scrivendo geroglifici di sangue sui tuoi occhi, ma quando i tuoi occhi fuggono per chiudere la porta all’infinito catalogo dello strazio, cosa resta? il bacio di Aliosa a Ivan: parole e l’intimità fragile della saliva. Se proprio si vuole si dia parola all’arte, soprattutto alla pietà empia della fotografia.
Dare parola al sesso? Strana pretesa: vendere vocabolari nel regno del gemito, della carne che si tende, delle caverne che accolgono torce di buio…buio nel buio, il sudato grugnito della specie. O, anche, dare la parola al petalo delicato, al gelsomino notturno, alla boccuccia di rosa, allo scrigno del futuro. Non denigrate la pratica, la ginnastica, se volete, la danza coordinata. Lasciate le parole fuori e sbarrate la porta della stanza dove i corpi sognano, regalandosi l’attrito.
Le parole siano tuttavia ladre, esperte in furto maldestro. Siano graffio di unghia sulla gota del mondo. Siano apprendiste dattilografe subacquee nel fango di stella della semantica. Siano seme di gramigna salvata da un filo di grano. Siano anche, per chi non può altro, inutile salmodia ad maiorem gloriam Absentis Dei. Soprattutto: siano fiore di ginestra, siano urna di memoria, siano sempre in fuga dal silenzio e pronte sempre ad arrendersi.
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