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 "Prof, ricorda i nostri lunedì?" (quinto round)

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InPuntadiPenna

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MessaggioTitolo: "Prof, ricorda i nostri lunedì?" (quinto round)   14/10/2008, 14:30

“Prof, ricorda i nostri lunedì?”



Arrivai in quella classe, la IIF, con un’assegnazione provvisoria, in attesa del trasferimento nella mia provincia.
Un paese piuttosto popoloso della bassa padana, tradizioni contadine, qualche fabbrica, diversi padri di famiglia che all’alba si recavano per lavoro in città, col treno; lo stesso treno che, in senso contrario, avrei preso io per recarmi là.
Diciotto ragazzini di undici - dodici anni: un po’ svogliati, un po’ irrequieti, non troppo interessati al lavoro scolastico. “Ragazzi, vorrei che decidessimo assieme i contenuti del programma di studio, delle mie materie, per questo anno scolastico. Volete?”

“Si ricorda, prof? Questa sua domanda ci lasciò interdetti: nessuno mai ci aveva coinvolti nella preparazione del programma. Ce lo affibbiavano lì e neppure sapevamo il perché! Ci incuriosì e cominciammo a seguire attentamente ogni suo discorso…”

Dovevo coinvolgerli, dovevo catturarne l’attenzione; erano troppo passivi, come avremmo potuto lavorare assieme, altrimenti?

“Si ricorda quando Alfonso venne con aria spavalda, quasi arrogante, e disse: - Sabato non vengo a scuola: si sposa mia sorella! - e lei gli rispose: - Ah, che bella cosa! Vuol dire che lunedì ci racconterai tutto!”

Ricordo ancora oggi benissimo Alfonso: un ragazzo più grande, e non solo in altezza, dei suoi compagni. Sempre in guerra con tutti, proteso a difendere se stesso e i familiari dai commenti non sempre benevoli dei paesani: una sfida continua.
Il lunedì venne con le foto scattate con la polaroid: due sposini sorridenti e felici preceduti da un bimbetto vestito a festa. Ci raccontò, Alfonso, che si erano conosciuti a scuola, si erano innamorati e avevano avuto un bambino: quel bimbo che ora gli faceva da paggetto.

“Si ricorda, prof? Lui si aspettava che lei gli chiedesse come mai si sposavano solo ora, con un figlio di cinque anni. E siccome lei non glie lo chiedeva, lo disse lui.”

Raccontò, Alfonso, che i genitori di lui avrebbero voluto che i due ragazzini si sposassero subito (nozze riparatrici, dissero). Ma suo padre aveva risposto che erano troppo giovani – ancora minorenni – per un passo così impegnativo: terminassero gli studi, si frequentassero per conoscersi meglio e, una volta raggiunto il diploma, se ancora si volevano bene, si sarebbero sposati. Fu un grande scandalo in paese e lui stesso, Alfonso, ne aveva sofferto.

“Lei, prof, ci lasciò tutti di stucco elogiando quel padre così saggio, illuminato, che aveva voluto solo il bene dei due ragazzi, e ci parlò delle “Leggi Paoline” emanate dal papa Paolo VI, proprio in materia di matrimonio. Quel lunedì imparammo molto di più di quanto non avremmo mai potuto immaginare…”

Erano gli anni in cui si prevedevano i primi approcci con lo studio dell’Educazione Civica ma non esistevano ancora testi specifici: molto era lasciato all’iniziativa dei docenti.
Da quel famoso “lunedì di Alfonso” si stabilì tra me e i miei ragazzi un accordo: durante la prima ora di lezione, mentre alcuni sbadigliavano ancora per il sonno e altri rimpiangevano la libertà del fine-settimana appena trascorso, avremmo ascoltato la cronaca da parte di un paio di loro, a turno, su quanto di interessante gli fosse accaduto la domenica.

“Noi, prof, avevamo creduto che nemmeno lei avesse voglia di fare scuola, il lunedì mattina, e le nostre chiacchierate ci aiutavano a far passare il tempo. Solo più tardi capimmo il valore di quei “nostri” lunedì!”

La mamma di Mariolina aspettava un figlio. In paese la biasimavano adducendo le più svariate motivazioni. Mariolina un po’ se ne vergognava ma la sua compagna di banco, un giorno in cui lei era assente, ne parlò. La giustificazione per l’assenza faceva riferimento ad un malessere della madre e mi fu facile chiederne notizie.
“Ma che bella cosa: presto avrai un fratellino! Sai già se è maschio o femmina?” Mi accorsi che era un argomento tabu e spiegai alla classe che esisteva un libro intitolato “La vita prima di nascere” con foto dal momento del concepimento, anzi: da ancora prima, fino alla nascita del bimbo. Un testo molto bello ed istruttivo che sarebbe stato bene conoscere. Mi proposero di guardarlo assieme ma, per non incappare in spiacevoli reazioni da parte dei genitori “benpensanti”, dopo averne chiesto l’autorizzazione al preside, feci scrivere sul diario di casa quanto “spontaneamente” era emerso al riguardo. E il lunedì successivo, controllati i diciotto SI’ dei genitori, guardammo assieme quel meraviglioso libro. Mariolina mi chiese poi di portarlo a casa per sfogliarlo assieme ai genitori e, in seguito, fece il giro di quasi tutte le famiglie della classe:
“Avevamo parlato di Educazione Sessuale senza saperlo e in modo tanto delicato!”
Ogni lunedì, dalle otto alle nove, a turno, due allievi raccontavano qualche interessante faccenda, qualche storia accaduta loro nel fine-settimana. Un po’ per volta, anche i più taciturni, anche coloro che non avevano “mai nulla da dire” finirono, trascinati dall’entusiasmo dei compagni, per raccontare qualcosa.

“Si ricorda, prof? Noi, a volte, dicevamo che quella storia non era interessante; lei, invece, trovava sempre uno spunto per invogliare tutti a parlare, prima o poi, e ci faceva sembrare importante tutto quello che veniva raccontato.
E quante volte ci correggeva i tempi e i modi verbali; quante volte ci faceva cercare i sinonimi sul dizionario, per non ripetere sempre la stessa parola! E noi, nel desiderio di raccontare, non ci accorgevamo delle sue lezioni “sommerse” di grammatica e di lingua!”


Un giorno, nell’ora di ricevimento, venne a scuola una delegazione di genitori in rappresentanza di tutti, per “ringraziarmi” di quanto stavo facendo per i loro figli: non erano mai andati a scuola tanto volentieri! Ne fui ovviamente lusingata, ma trovai la forza di dichiarare che stavo facendo soltanto il mio dovere.

“E si ricorda, prof, quella volta della gara degli aquiloni? Abbiamo capito solo dopo la fine dell’anno scolastico perché lei l’aveva voluta.
Nicola non faceva amicizia con nessuno ma raccontò che aveva la passione di costruire e far volare gli aquiloni e ci si dedicava la domenica…”


Vicino a scuola c’era un terrapieno che, in presenza di vento, sarebbe stato l’ideale per far volare gli aquiloni. Non si dovevano acquistare: dovevano costruirseli da sé. Poiché quasi nessuno li sapeva fare, con l’aiuto di Nicola e del collega di Applicazioni Tecniche (allora si chiamava così, quella materia) si costruirono in classe con materiale messo a disposizione dalla scuola e i ragazzi si sbizzarrirono nella forma e nei colori. Il giorno previsto fummo fortunati: c’era vento favorevole e, onorati per la presenza del preside e di alcuni familiari, gareggiammo per un paio d’ore. Fu divertentissimo: un momento di vera collaborazione, piacevolmente diverso dal solito.
Non tralasciammo, ovviamente, di leggere la poesia di G. Pascoli “L’aquilone” e i ragazzi constatarono la precisione del poeta nel descrivere il momento critico: “… pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento: tra un lungo dei fanciulli urlo, s’innalza; s’innalza e ruba il filo dalla mano…”

“Ad ogni nostro racconto lei commentava: - Che bella cosa ho sentito, oggi! – e sembrava davvero molto bello anche a noi. Fino al sabato in cui Emiliano disse: Abbiamo sempre raccontato noi; lunedì dovrà raccontare lei, come ha trascorso la domenica! E pensavamo di averla messa in imbarazzo. Macché! Quel lunedì fu lei a raccontare e noi imparammo che eravamo una squadra: tutti a scuola per lavorare assieme, noi e lei!
Che belli, prof, i nostri lunedì: ce li invidiavano i compagni delle altre classi e li abbiamo sempre ricordati, poi, con nostalgia…”


Che belli, quei “nostri” lunedì!

Nella carriera di un insegnante c’è sempre un incontro speciale con una scolaresca speciale, il cui ricordo resta indelebile per sempre.
Successivamente non mi capitò ancora di ritrovare un ambiente scolastico favorevole per realizzare qualcosa di simile. Restò un’esperienza veramente unica: quei diciotto alunni nella scuola media di un paese della bassa padana ed io, animati dal desiderio comune di lavorare senza annoiarsi e di imparare con gioia.



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