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 ESPERIENZE (settimo round)

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: ESPERIENZE (settimo round)   14/10/2008, 14:43

ESPERIENZE

I cambiamenti di scena dei miei primi anni li accettai senza opporre resistenza. O, almeno, cercai di credere che così sarebbero andate le cose. Mi avevano assicurato che era una faccenda da poco: un breve periodo di apprendimento e poi, una volta risolto il caso, avrei potuto riprendere da dove avevo interrotto.
E così iniziò la mia nuova esperienza.
Ben presto, però, dovetti rendermi conto che, al contrario, avrei dovuto adattarmi ad una realtà completamente diversa, molto, forse troppo, oltre le mie reali capacità di adattamento.
Fino ad allora mi avevano affidato ruoli nei quali ero riuscito a cavarmela in modo soddisfacente. Almeno, a giudicare dalla fiducia accordatami dall’alto e dalla simpatia con cui venivo accolto “in loco”. Ma questa volta era diverso e avrei dovuto immaginarlo dal modo un po’ evasivo con cui mi avevano preannunciato quei cambiamenti, e dalla diversa scena nella quale - mi dissero - avrei dovuto operare.
Perciò non mi restò che far mente locale per meglio comprendere cosa mi sarei dovuto aspettare d’allora in poi.
Mi presento: io sono un “reincarnato d’appoggio”.
La mia missione, da sempre, consiste nel “rinascere” accanto a chi ha particolarmente bisogno di una presenza speciale per continuare a vivere al meglio.
Di solito rinasco maschio e questo genere mi è divenuto talmente familiare che da sempre (ciò che gli uomini misurano in secoli e millenni) sono riuscito a svolgere il mio compito molto bene, assumendo caratteristiche psicologiche e fisiche coerenti al periodo storico e al luogo, ma sempre come maschio.
Sono nato e diventato, di volta in volta, mercante fenicio, astrologo babilonese, fante oplite, gladiatore; poi, con l’avvento dell’era cristiana, chierico, glossatore, mercante fiorentino, marinaio al seguito di qualche grande navigatore che scoprì mezzo mondo… e sempre maschio, fui.
Ci fu un periodo in cui nessuno voleva nascere femmina ed io ero ben lieto che le mie esperienze acquisite mi dessero il diritto alla mascolinità. Era il periodo della caccia alle streghe. Quante povere donne, assolutamente innocenti, processate e punite solo per esser nate femmine… Io lo sapevo, ma che avrei potuto fare per aiutarle? Avrei attirato su di me i sospetti ingiustificati di cui erano fatte oggetto; sarei finito sul rogo con loro e non avrei portato a termine il mio compito. Quello per cui ero “venuto al mondo”: supportare, cioè, una famiglia con la mia sola presenza, col mio esserci. Una famiglia che stesse per disgregarsi, con gravi conseguenze economiche o morali, a seconda del tempo e del luogo. Perché la mia presenza cementava i legami familiari, univa, consolidava. E io adempivo al mio compito.
Poi un giorno mi dissero: “C’è bisogno di una femmina. Le altre sono già tutte impegnate. Ci sei libero solo tu. Sarà per poco, vedrai. Lei non sopravviverà a lungo alla fine della sua famiglia. Te la caverai benissimo.”
A nulla valsero le mie proteste: presentai regolare domanda fornendo tutta la documentazione e il curriculum, per dimostrare che non era il ruolo adatto a me che, pur di continuare ad essere maschio, mi sarei accontentato di venir destinato persino ad una comunità carovaniera di Uomini Blu del deserto. Ma nessuno mi ascoltò.
Quando decidono, decidono!
E così nacqui femmina.
Cosa volete che vi dica: ho avuto solo quei miei primi anni per imparare, per adattarmi, per cercare di capire meglio le differenze…
Ed ora che sono qui, adulta, sono gli altri che si chiedono: “Come mai “questa” donna (cioè io donna) è così autonoma, per niente remissiva, in grado di svolgere mansioni solitamente affidate agli uomini? Come può essere capace sia di raffinata ed acuta razionalità che di profondi sentimenti e sensibilità? E addirittura rivela una mentalità così tipicamente maschile senza perdere la propria femminilità!”
Io li lascio tutti di stucco continuando a comportarmi spontaneamente come ho appreso a fare. Anzi, per ciò che vedo attorno a me, comincio a sperare che “questa” donna viva a lungo (contrariamente a quanto mi fu detto) e che serva da esempio alle molte altre che vorranno imitarla: un essere umano praticamente perfetto.



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