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 lacrime d'argento 27 maggio 2008

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AutoreMessaggio
InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: lacrime d'argento 27 maggio 2008   2/10/2008, 19:20

ho scritto queste parole perchè una persona a me cara stava morendo ed ero incapace di consolare la sua piena consapevolezza di quanto stava accadendo
oggi ho avuto notizia che è mancata all'improvviso una persona diversa che conoscevo da una vita e che per ragioni che qui non hanno rilevanza era al centro della mia attenzione proprio nel momento in cui ho saputo che era mancato, per la precisione stavo rispondendo ad una sua chiamiamola comunicazione
vorrei ricordarlo ripubblicando questo pezzo e scusate se è una intrusione fuori luogo

Capita che si scorgano lacrime negli occhi altrui, pudiche, seminascoste, silenziose.
E quello che ti colpisce è la tua impotenza, il non poter essere altro che una spalla su cui appoggiarsi per un breve momento.
Spesso sei solo in grado di pronunziare una frase foglia di fico per nascondere l’assenza di attività consolatoria e la tua paura di un coinvolgimento diretto.
Ma la foglia di fico serve solo a celare la tua incapacità di porre la domanda chiave, - Quale è il problema? Amico mio sono qui- e come sempre sprechiamo troppo tempo per mascherarci.
Vittima della dietrologia più bieca che mi induce a pensare che le lacrime siano solo forma esteriore di dolore e dimenticarne il carattere interiore benefico, mi rendo conto dei mille pregiudizi che mi accompagnano, quasi come se soppesassi i fatti tenendo un dito sul piatto della bilancia.
Lacrime tumide, potenti simbolo di tempeste interiori, frutto di presunzioni, invidie, detrazioni, mormorii, tradimenti, ire, sdegni, odii e furori.
Ma anche capaci di illuminare il buio della notte, che scivolano silenziose e racchiudono un arcobaleno infinito di luce e ricordi.
E la mia incapacità a vederle in tal modo, rimanendo ferma nello scoglio presuntuoso della mia arroganza.
Inadatta a pronunziare una frase umoristica o lieve per stemperare l’istante, debbo constatare che non sono in grado di proclamare l’essenza superiore dell’uomo su tutto quanto gli può accadere.
Forza apparente la mia, ma solamente costituita dalla debolezza che non intendo far trapelare a nessun costo.
Eppure mi reputo una donna di intuito, dotata di quell’intuito femminile che è frode, invenzione insensata, illogica, emotiva, ridicola, ma praticamente infallibile.
Ma mi manca il coraggio di stringere a me il mio amico anche se so che l’occasione di essere coraggiosa capita non più di un paio di volte nella vita, e questa è una di quelle occasioni.
E poi mi chiedo il perché sono in grado di lacerarmi dopo con mille problemi mentre nel contingente sono rimasta paralizzata.
E mi assale un rimorso infinito, rimorso che arriva sempre puntuale, come le stelle alla sera.
l.

27 maggio 2008 diario pagine
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