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 pornografia della dolcezza 30 aprile 2008

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InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: pornografia della dolcezza 30 aprile 2008   2/10/2008, 19:21

A casa finalmente, getti in un angolo le scarpe e a piedi nudi ti rifugi con te.
Riesci a sfuggire allo smarrimento diffuso che ti si è appiccicato addosso come una ventosa, con il futuro che ti appare dietro una cortina di nebbia.
Cammini piano piano sui pezzi di vetro della giornata e tiri un sospiro di sollievo.
I sorrisi obbligati si spengono e puoi ritornare alla tua autenticità.
Mito bizzarro l’essere autentici, ma piuttosto come si fa a non essere autentici? Oppure come si fa ad essere autentici mentitori? Allora se sei un falso mentitore, sei un mentitore scadente, quindi sei un autentico scadente mentitore.
E meglio che smetti con questi ragionamenti.
Arrotolata su una poltrona riesci a riprenderti dal peso infinito che ti preme tra le scapole.
Un disco che suona, un brano che stasera ti va, mentre aspiri con voluttà la centesima sigaretta.
Il fumo che non riesce a scendere e ti passi le dita sugli occhi perché vuoi convincerti che hai sonno e che nel sonno sognerai.
Tra le dita reggi un calice di rosso corposo che guardi disincantata come se fosse finzione, e forse piangi per la realtà.
Ma il rosso ti parla, ti tornano prepotenti alla mente le regole auree, occhi, naso, bocca e anche udito.
E allora lo sorseggi piano, nei tre tempi dovuti, l’attacco, il centro, il finale.
Questa complessità che ritrovi in un sorso di vino, la raffinatezza della definizione, ti riconciliano un po’ con il mondo.
Devi essere in sintonia e saper porti con una sottigliezza consona alla tua sensibilità e ricordarti di richiamare dalla memoria, attraverso la lentezza della degustazione, che non esiste nessuna ragione per non usare questo approccio con l’insieme dei componenti della tua vita.
E se chi ti circonda non ha questa sensibilità, questa ricchezza di vocabolario per descrivere un atto minimale, per ragionare sulle tue sensazioni, ma che te ne importa, guardali con indifferenza perché la loro differenza è realmente terrificante.
Quanta oscenità voluta nel godere senza pudore della dolcezza di un sorso di vino nel segreto del tuo privato.
Allunghi la mano e prendi una chicca posata su un vassoio gustando per primo il piacere della scelta e sapendo che la loro varietà ti consentirà di provare ogni sorta di sensazione.
Quanta civiltà nel poter scegliere, puerile ma così charmant nell’indecisione di un attimo.
Ritorni al tuo rosso che si è esaltato tra le tue mani, lo osservi contro luce e ne apprezzi la purezza e il colore.
Così puro che ti sorride e rifletti che devi diffidare della purezza, ma che lei sembra beneficiare di un credito infinito.
Ma ti parla con voce suadente e il tuo udito gioca il suo ruolo nella seduzione dell’attimo.
Sei umile in quel momento e aspetti l’ebbrezza che ti donerà e lui tentatore ti avvolge con profumi di zagara e cannella.
E che importa se questa primavera non riesce a decollare, stilla sole che ti scalda e ti rinfresca con brezze marine.
Poi rifletti che con questo vino in mano non puoi che inebriarti e dimenticare l’inevitabile malinconia del vivere.
Ti senti sollevata e apprezzi quanto ti sei regalata, la vera pornografia della dolcezza e l’apprezzi sino in fondo pensando quanto sia facile che lei inganni e illuda quei malcapitati privi di lei che pensano di goderne, senza rincorrerla dietro ogni sorta di alienazione.
E neppure comprendono il costo incommensurabile che pretendi dai neofiti.
E impari a riconiugare all’infinito la tenerezza del pronome te con il verso amare, assai raro e che conviene trattare con rispetto, l’unico relazionale e che ti consente di dirti tu sei amata.

l.

30 aprile 2008 diario pagine
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