IndiceIndice  FAQFAQ  CercaCerca  Lista UtentiLista Utenti  GruppiGruppi  RegistratiRegistrati  AccediAccedi  

Condividi | 
 

 peonie e veleni 07 Mag 2008

Andare in basso 
AutoreMessaggio
InPuntadiPenna

avatar

Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: peonie e veleni 07 Mag 2008   2/10/2008, 19:25

Caro diario ti scrivo
E’ strano, ho mille cose da fare, che mi pressano, un mal di testa infinito, l’ansia del non riuscire a terminare nulla, ma una pagina bianca di word ha un fascino a cui non so resistere.
Mi pare quasi di non poter far altro che incidere dei segni, annotare parole, rimestare ricordi, insomma fare la puntuazione della mia vita, quasi non esistessi, come se non la vivessi, se non la scrivo.
Sono ben conscia della fallacità della memoria, di conseguenza ecco la puntuazione, talvolta in forma di diario, o forse grimonio, per seguire gli sviluppi della mia crescita e apprendere dai miei inevitabili errori, od anche, a volte, per rivivere le emozioni di quei momenti che per l’eterno divenire sono certamente passati.
Tu lo sai bene che sono i nostri pensieri che formano il volto e gli donano espressione, sono i nostri pensieri che determinano i gesti, il portamento e l’aspetto. Sono potenza magica i nostri pensieri, invisibili all’occhio, ma profondamente veri, saporosi, profumati, colorati, come una fragola colta al limitare di un bosco.
E nuovi, rinnovati, in continuo movimento, in un eterno divenire che fa scaturire l’essenza del nostro carattere.
In perfetta simbiosi con la natura che tutto rigenera.
Si è mai visto un serpente che contorcendosi reindossa la sua vecchia pelle?
La natura non porta nulla di vecchio, non risparmia mai, si rimette in gioco ogni giorno, a differenza del genere umano, crea ogni momento piume, colori, fiori, frutti multicolori, altrimenti tutto diventerebbe grigio, proprio come noi.
E il firmamento lassù avrebbe lo splendore polveroso di un negozio di rigattiere in un mercato pulcioso.
Allora mio caro diario, oggi mi piacciono i colori, te ne voglio parlare un pochino.
Ho visto ier l’altro un mare di colori, tanti, ma così tanti che bastavano persino a me.
Un pittore pazzo aveva mischiato una tavolozza infinita, dai rossi carnosi, ai gialli squillanti, passando dai bianchi più gelidi ai caldi marroni, con incursioni nel rosa che sapeva di infante al panna cremoso di un gelato lussuoso.
Un mare di fiori, di tutte le altezze e di tutti i colori, una distesa infinita di peonie nel massimo del loro fulgore.
E’ stata emozione, è stato perfetto, è stato infinito, è stato un istante perché sapevo benissimo che il giorno dopo non sarebbe stato così.
Un fuoco che arde, che tutto consuma, irripetibile e per questo perfetto nella perfezione dell’attimo.
Amo le peonie e vederle così è stato un regalo prezioso e gradito del mio amico P.
Tu conosci P. vero? No, è vero, non ti ho mai parlato di lui.
Ci siamo conosciuti secoli fa, ad una cena importante, a casa di un’amica di mamma che nella vita aveva uno scopo, combinare matrimoni. Mia madre la chiamava sensale e a questa cena ci aveva piazzati vicini.
Era bellissimo allora, di una stronzaggine infinita, mettendo persino me in difficoltà, posto che riesco a conversare anche con le rape.
Alla fine un punto in comune, fiori e giardini. E qui cascò eufemisticamente l’asino.
Con aria annoiata e molto scontata mi chiese se usavo il topiatore.
In quel momento non avrei ammesso, neanche sul cavalletto della tortura, che non sapevo cos’era.
La risposta ovvia fu che certamente usavo il topiatore.
E lì iniziai ad apprezzarlo perché mi chiese subito con che frequenza.
Di certo arrossii e me la cavai con un disinvolto “stagionale”, accolto con un sorrisetto di sufficienza.
Passai una sera d’inferno chiedendomi cosa diavolo gli avevo detto e P. continuava a osservarmi di sottecchi con un sorrisetto beffardo.
Non vedevo l’ora di poter correre a casa cercare su un dizionario cosa cavolo avessi detto.
La serata finì e finalmente riscoprii cos’era, mandando pensieri appuntiti al buon Plinio che mi era proprio passato di mente.
Il giorno dopo mi telefonò e ridendo mi disse che era un test che faceva alle “signorine da marito” che cercavano di appioppargli.
Risi anch’io, gli confessai quanto lo avevo detestato e da allora divenimmo grandi amici.
I nostri compagni, stagionali o annuali, qualcuno perenne o quasi, sono sempre stati incidenti di percorso nella nostra vita.
Insieme abbiamo visitato giardini, comprato piante, raccolto frutta, riso come matti, senza mai condividere nulla con i compagni ufficiali, che non la prendono mai molto bene.
E’ stato la vittima dei miei entusiasmi etnici culinari, gli ho fatto praticamente mangiare di tutto, tutto quello che preparavo tornando entusiasta da un viaggio.
Dall’insalata di capperi, all’alce imbottito, passando dal miglio senegalese con qualche incursione in cucine orientali.
E’ l’amico che nel periodo di mio massimo interesse per l’angiologia, passato peraltro, si è travestito da angelo, con tanto di cetra e ali rituali e si è appeso con una carrucola ai tigli del viale per mandarmi una foto.
E io che ho osservato con pura malizia che gli si vedevano i piedi.
Sono stata anche la prima persona cui ha telefonato quando è morta sua madre.
E’ stato anche quello a cui brutalmente, parlando della sua separazione, ho detto che con quegli alimenti, considerata la durata del suo matrimonio, l’età della moglie, di certo le sue erano state le scopate più care del mondo.
Non mi pare che l’abbia presa molto bene.
Poi l’altro giorno al telefono mi ha detto che mi portava a vedere i colori.
Me lo sono visto arrivare su una moto fiammante, inadatta ad entrambi e un pochino volgare, dicendomi che col traffico che c’era per strada, l’unico modo era andare così.
Neanche morta avrei ammesso che non è che mi piacesse così tanto sfrecciare ai 150 su strade trafficate, ma tant’è che siamo arrivati.
Lo spettacolo mozzafiato, ammetto che ne valeva la pena, ma, e c’è sempre un ma, P. che doveva cavarsi il dentino delle scopate costose, mi guarda dicendo:
“Sai, capisco perché ti piacciono le peonie. Sono sontuose, decadenti, un po’ sfatte, proprio come te. Poi dai, con l’età hai imparato a usare i colori e anche tu difficilmente sbagli abbinamenti”.
Caro diario lo odio, giuro, lo odio, nessun veleno è abbastanza potente, prometto e giuro che mi vendicherò.
Un po’ sfatta, decadente, ho imparato ad usare i colori.
Grrrrrrrrrr, lo odio, capisci perché dovevo scriverti, rischio di dimenticare quanto sono incazzata.
l.

07 maggio 2008 narrativa epistolare
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
 
peonie e veleni 07 Mag 2008
Torna in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
 :: PUBBLICAZIONI PER AUTORE :: Liesma-
Vai verso: