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 bouquiniste 02 maggio 2008

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AutoreMessaggio
InPuntadiPenna

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Numero di messaggi : 983
Data d'iscrizione : 01.10.08

MessaggioTitolo: bouquiniste 02 maggio 2008   2/10/2008, 19:26

C’era un tempo in cui avevo tempo, avevo cura del mio tempo, mi piaceva il mio tempo, un tempo.
E durante il mio tempo avevo trovato la mia Shangri-la, un luogo delimitato da platani che, oggi, sono diventati puntaspilli di sogni a buon mercato.
Una fila di bancarelle spesso sconnesse, sempre provvisorie ma così definitive.
Oggi non più ed era il paradiso dei libri usati.
Lettrice vorace, curiosa di tutto, ci passavo ogni giorno alla ricerca di un po’ di menzogna, ammantata di verità.
E poi loro, i libri, debordanti dagli scaffali, mi chiamavano, avevano voci diverse, ma mi parlavano, eccome se mi parlavano.
Il piacere sensuale di scoprire un titolo strano, il libercolo dimenticato e chissà perché ceduto.
Come li amavo, e non c’era giornata che non trovassi quel tempo per me.
Ogni scusa era valida, dal esco un momento, al vado dall’amica, ma i miei passi mi portavano sempre là.
In una ispezione febbrile verificavo ogni cosa, dal testo malconcio alle occasioni succose.
Non c’è nulla da fare, amo i libri e la parola scritta.
I libri, gli unici a cui sono stata sempre fedele.
E loro mi amano, talvolta ci odiamo a vicenda, talaltra da uno di loro sono stata sedotta all’imbrunire ed ho passato notti di fuoco sperando che il giorno non arrivi mai.
E lui, quel libro maliardo, quando si riveste per andare via, quante volte ho cercato di fermarlo, usando le tecniche più trite, la scusa dell’ultimo bacio, forse l’ultimo almeno per un po’.
Sempre il più bello e quello che ricorderai anche se non lo rivedrai più, tutto dipende dal libro in questione.
Sarai sempre tu che deciderai se sarà stato un ricordo piacevole o no, se lo rivedrai oppure no o se preferirai dimenticarlo.
Eppure quanto inizio un nuovo libro mi dedico a lui completamente, annullo il tempo, in una notte guscio di mondo ovattato e talvolta audace.
All’ultima pagina la sofferenza, lo devo riporre, e lui serafico e beffardo che attende di darmi un colpo di grazia.
Lui solo lui, l’ultimo libro, capace di succhiare la linfa vitale delle mie eterne notti insonni e alla fine sempre lui che mi lascia assetata e riarsa con un desiderio infinito di leggere ancora.
E mi prende la smania di sparire, talvolta lo faccio sul serio, da Parigi a Samarcanda, fino a Dublino, passando per Buda, fermandomi a Berlino.
Ritorno a Bruges per mondarmi e corro in Patagonia per ritrovare l’ebbrezza del gelo.
Ripasso talvolta tra le bancarelle, in un tempo rubato che non ho più e che non ho nemmeno più la voglia di inventarmi.
Ma tutto cambia col tempo che passa e i nuovi bancarellari non mi riconoscono più.
Migliaia di libri, ma quanti libri può scrivere un uomo? Tutti qui, cinque per due euro, capolavori immortali e immonde schifezze.
E l’inchiostro sbiadisce lentamente.
Calibrare parole con lavoro di anni costa, meno di un caffè.
Nessuna immortalità, ma sono gocce che cadono, che non ricorderai, ma irrigano il tuo cuore e piano piano giungono al mare, quel mare che non sarebbe tale se all’appello ne mancasse qualcuna.
[justify]
l.

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